Visioni. “Ozark 4”, l’anima buia del sogno americano

Il finale di Ozark mette in scena l’anima buia del sogno americano. La seconda parte della quarta e conclusiva stagione della serie tivù creata da Bill Dubuque e Mark Williams ritrae una famiglia dedita alla ricerca della ricchezza e del potere. Ad ogni costo. Marty (un monocorde Bateman Jason Bateman) e Wendy Byrde (una stucchevole Laura Linney) sono due professionisti del mondo degli affari che da Chicago arrivano a Ozark, una località estiva del Missouri. Marito e moglie si portano dietro anche i figli adolescenti Charlotte (una sofisticata Sofia Hublitz) e Jonah (un insopportabile Skylar Gaertner).

Gli ultimi episodi della serie tivù, visibili dal 29 aprile 2022 in streaming su Netflix, negano una tragica catarsi della storia. La conclusione della vicenda della famiglia Byrde si lega a un inevitabile compromesso con il narcotraffico messicano che prevede una definitiva discesa agli inferi. Il riciclaggio, attraverso il casinò, governa l’attività di Marty. Il suo obiettivo è quello di chiudere, letteralmente, i conti con i criminali per tornare a una vita “legale”. Ma l’operatore finanziario ha un unico, autentico antagonista: la moglie. Wendy è una donna assetata di potere. Che, attraverso l’esercizio dei suoi intrecci politici, mette in piedi una fondazione utile per ripulire, definitivamente, la famiglia. Un andamento narrativo che richiama direttamente il terzo capitolo della saga del Padrino di Francis Ford Coppola.

Marito e moglie vivono un’asfissiante competizione in precario equilibrio. Eppure sembrano vicini alla soluzione. Ma in questa ultima parte della storia gli ostacoli di moltiplicano. Il padre di Wendy, Nathan Davis (un credibile Richard Thomas), torna a Ozark perché vuole cercare Ben (Tom Pelphrey), il figlio scomparso. Così, incarica il detective Mel Sattem (un indolente Adam Rothenberg), già noto allo spettatore. Intanto, Ruth Langmore (una monoespressiva Julia Garner) cerca vendetta. Non si rassegna alla morte del cugino Wyatt (un petulante Charlie Tahan) per mano di Javi Elizondo (un magnetico Alfonso Herrera), nipote del boss Omar Navarro (un patriarcale Felix Solis).

Un fatto è evidente. Le figure femminili continuano a rappresentare il motore degli eventi della storia. Dall’esacerbato dualismo che vede protagoniste Wendy e Ruth, si passa al confronto tra Clare e Camila. Due mondi solo in apparenza lontanissimi. Clare Shaw (un’eterea Katrina Lenk) è la ceo di Shaw Medical Solutions, che ha siglato un accordo con Wendy per trasformare la droga da lei fornita in farmaci utili a combattere la crisi degli oppioidi. Ma la vera rilevazione degli episodi finali è rappresentata proprio da Camila Elizondro (una tenebrosa Verónica Falcón), la madre di Javi, sorella di Omar. Clare e Camila: due donne che incarnano due volti diversi del crimine.

Gli ultimi sette episodi di Ozark delineano una realtà in cui tutti tradiscono. La fiducia non appartiene al racconto morale della famiglia Byrde. L’ambiguità è il tratto distintivo della narrazione perturbante. Eppure, l’approdo finale della serie tivù non convince del tutto. Perché se il male si annida in ogni angolo, la sua stessa percezione viene, addirittura, vanificata. Non c’è dubbio. In una storia così cupa, l’innesto di una forte dose di ironia avrebbe indubbiamente giovato all’impianto narrativo noir. Per queste ragioni, la sospensione dell’incredulità viene messa continuamente a rischio. Un vero peccato per un progetto tanto ambizioso.