Un rapporto difficile tra madre e figlia

A proposito del romanzo d’esordio di Diamante Faggiano

L’Alzheimer, anche per effetto dell’aumento della speranza di vita, oltre a essere una malattia sempre più diffusa, ha una rilevanza sociale divenuta spesso motivo di ispirazione nel cinema, nel teatro e nella letteratura. In questo filone si è recentemente aggiunto In un limbo d’amore (edizioni Il Papavero, 183 pagine, 15 euro), romanzo d’esordio di Diamante Faggiano, insegnante irpina nella scuola primaria. Molto ben strutturato e scritto con linguaggio efficace, semplice e asciutto, il racconto – che ha una dimensione autobiografica e prende spunto dalla malattia della madre, colpita dall’Alzheimer negli ultimi sette anni di vita – riesce a coinvolgere il lettore nella vicenda di un rapporto difficile tra madre e figlia in “una vita di parole non dette, di gesti d’affetto mancati”.

Dal racconto delle diverse fasi della vita della figlia Elsa – l’infanzia, l’adolescenza, l’università e infine l’età adulta, fino alla morte della madre – emergono due caratteri forti, molto diversi, che si confrontano senza mai incontrarsi: da bimba giudiziosa e studiosa a donna saggia ed equilibrata, con tutte le sue fragilità e difficoltà nella vita privata ma fortemente determinata per quanto riguarda la carriera di giudice stimato e rispettato. Elsa ricorda: “Sono sempre piaciuta a tutti mamma, tranne che a te. Tu sapevi ingigantire ogni mio piccolo errore con parole di disprezzo, troppo forti per una bambina. Hai sempre cercato di tirarmi giù mentre mi accingevo a spiccare il volo. Non è stato mai facile per noi comunicare”.

Elsa si sente non amata, non ascoltata dalla madre, e vive le diverse fasi della sua esistenza, senza riuscire a darsi una spiegazione di questo rapporto conflittuale. E nemmeno il padre, che vede la sofferenza della figlia, riesce a svolgere una funzione di mediazione: “Mamma ha solo paura che troppi abbracci possano renderti insicura e impedirti di spiccare il volo”. Il suo tentativo di spiegare alla figlia che, a suo modo, la madre la ama non ha successo. Solo l’irrompere terribile e traumatico della malattia, conduce Elsa “a vedere le cose da un punto di vista diverso”, riuscendo, finalmente, a fare chiarezza su questo rapporto che le fa dire: “Ho cercato di indurire il mio cuore. Ma ora temo di amarti più che mai. Sono felice di aver avuto un’ultima occasione per amarti e accudirti”. Una testimonianza d’amore e riconoscenza, un racconto davvero emozionante, profondo e autentico nel quale molte donne potrebbero riconoscersi.