Un filosofo veramente “peripatetico”

Azzurre lontananze, Tradizione on the road, di Giovanni Sessa e Gustave Le Bon, (Iduna edizioni, 20 euro), è un testo, anzi sarebbe meglio dire il testo, di un “filosofo camminatore”, non nel senso di “peripatetico” come Aristotelico, cioè seguace del pensatore greco-macedone il quale, negli orti di Licio, il Liceo in Atene, insegnava camminando in giardino, ma perché in questo libro espone il suo pensiero pubblicando gli appunti vergati durante i suoi viaggi, tra luglio ed agosto degli anni dal 1989 al 1993, in Irlanda, nel Nepal, in Islanda, in Pakistan e in Mongolia. La pubblicazione di questo quaderno è introdotta da sue Note per una filosofia del viaggio, del camminare e della montagna, anche una sorta d’anamnesi psicologica. Ho sempre avuto una simpatia istintiva per Giovanni Sessa, conosciuto attraverso Gian Franco Lami, tanto più forte in quanto, su un humus comune, sono fiorite anche idee talora diverse.

Già dalle Note introduttive ho constatato un insieme di comunanze non conosciute appieno: la nostalgia per un’infanzia sentita come un’età dell’oro, la ripulsa per una vita meccanica e materialista, la passione per la montagna e il camminare per boschi, dirupi e valli. Cose, queste ultime, destinate a malincuore a dover cessare, dopo l’ictus da cui sono stato colpito. Giovanni Sessa, in questo libro, mi consola anche di questo: citando il Viaggio intorno alla mia camera di Xavier de Maistre, scrive: “Il viaggio per eccellenza è quella che si compie in sé stessi”. Questo è il senso interiore anche di queste belle pagine, pur se apparentemente narrano del Viaggio secondario, il reale spostarsi nello spazio”.

Giovanni Sessa ha svelato, per anni, i significati non sempre palesi in altri pensatori: Carlo Micheataedter, Angelo Emo, René Guénon, Julius Evola, attraverso l’analisi dei quali emergeva, per risulta, il suo pensiero forte. Gli ho chiesto, per anni, perché non scrivesse non del pensiero di altri, ma del suo proprio sistema d’idee, così deciso, appassionato, e chiaro. Poi ha iniziato sempre più a farlo, con Itinerari del pensiero di tradizione, l’origine e il sempre possibile; Tradizione – demitizzare la modernità. La natura più intima del suo pensiero è, però, celata in queste pagine sulle Azzurre lontananze.

Sono scritti molto piacevoli, racconti di viaggi a passeggio in terre e su monti affascinanti, di cui trasmette con efficacia le suggestioni. Il lettore, però, rischia di accontentarsi della superficie. Invece, sotto, ci sono viaggi nella sua più autentica filosofia. Bisogna saperla cogliere per accenni, intuizioni, talvolta nei testi, talaltra in nota. Adesso qualcuno s’aspetta un qualche schiarimento sul suo sistema d’idee. E no, cocchi belli, scoprirlo è la cosa più affascinante della lettura. Dovete leggerlo, farlo da voi.