“Manhattan Transfer”, nella personale di Cristoforo Russo

Gli echi della globalizzazione

Una felice contaminatio (in senso proprio… plautino) di stili, generi, personaggi e soprattutto, maschere. Così ci sembra giusto definire, in sintesi, il contesto della mostra Manhattan Transfer (senza alcun riferimento, almeno diretto, né al romanzo del 1925 di John Dos Passos, di cui peraltro era presente, in mostra, una copia, né al gruppo vocale Usa nato nel 1969), dell’eclettico artista Cristoforo Russo. Da poco chiusasi, con successo di pubblico e di critica, al complesso del Santuario Santa Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo, a Roma.

Musica, poesia, fotografia e cibo han stimolato per giorni i diversi sensi dei visitatori provenienti da più di 20 Paesi diversi. Una mostra che per Russo – pittore di Torre del Greco, proveniente dalla scuola del Maestro Vito Esposito (1935-2021), anche giornalista e appassionato di teatro e cultura popolare, ha significato, tra l’altro, un omaggio al maestro romano Renzo Vespignani. E che, per inventività creativa, si rifà idealmente, diremmo, da un lato a Marcel Duchamp; e dall’altro, al genio statunitense Man Ray, l’artista che nel 1941-42, anche per risvegliare la spiritualità americana offuscata dalla tragedia della guerra, progettava una sorte di “Palazzo dell’arte” dove i visitatori potessero liberamente sperimentare arti figurative, musica, teatro, letteratura.

Ma cosa ha esposto, Cristoforo Russo, che al suo attivo ha già, dal 2016 in poi, parecchie personali e collettive in sedi importanti, è tra gli artisti dello storico gruppo “Cento pittori via Margutta” e figura sull’Enciclopedia d’arte italiana e sul prestigioso Getty Vocabulary Usa? “Il nostro artista – ha scritto, nel 2022, lo scrittore e giornalista, collaboratore Rai, Vito Cirillo – mette insieme maschere classiche e personaggi moderni per tentare una pacifica convivenza tra la nostalgia del passato e le sfide del presente, ma soprattutto per dipingere se stesso che, abbracciando suo figlio, sogna un mondo desideroso di Bellezza”.

I motivi ricorrenti nelle sue opere, quadri e affreschi, sono soprattutto due: il classicismo, intelligentemente rivisitato, e le maschere napoletane, Pulcinella anzitutto (ma anche maschere asiatiche e africane); senza dimenticare la mitica Commedia dell’arte, con personaggi come Meo Patacca, Rugantino, Pantalone, filiazione moderna della grandissima tradizione comica romana e, alla base, greca, essenziale per gran parte della cultura occidentale.

Nei quadri e affreschi che Cristoforo ha esposto, così, troviamo appunto la contaminatio, o, meglio, l’incontro creativo, tra Pulcinella, emblema della “Napolitudine”, e supereroi contemporanei come Superman, Capitan America, l’Uomo Ragno, Wonder Woman. Un omaggio al grande Domenico Purificato, e al suo capolavoro del 1975 (un po’ alla Renato Guttuso dei Funerali di Togliatti), La morte di Pulcinella all’assedio di Gaeta, è il suo quadro del 2020 La mor(t)e di Pulcinella, in tecnica mista su tela stampata (Russo aderisce, dal 2021, al “Gruppo d’arte Purificato”, diretto da Giuseppe Purificato e Francesco Zero a Roma, quartiere Prati).

In questa, e un po’ in tutte le altre opere della mostra, Cristoforo ha voluto esprimere, in senso lato, l’incontro tra vecchio e nuovo che, però, nel mondo del XXI secolo tende a degenerare in sopraffazione del secondo sul primo, distruzione delle radici identitarie dei popoli in nome d’una globalizzazione spietata e d’una finanziarizzazione dell’economia, e di tutta la società, di cui già nella seconda metà dell’Ottocento s’erano viste le prime avvisaglie.

Tutto, comunque, è espresso con uno stile singolare, dove metabolizzati e reinterpretati, figurano gli evidenti richiami a grandi del passato come Raffaello, Michelangelo, Tiziano, il Correggio, Degas. L’innovativo progetto è stato patrocinato dal Consiglio regionale del Lazio, dal Municipio di Roma I (Centro storico), dall’Associazione “Cento pittori di Via Margutta”, dalla Banca di credito popolare, dallo Studio associato Napoletano e dalla Onlus Paolo Salvati. Manhattan Transfer ha catalizzato le energie di numerosi partner di tutto il mondo, condividendone l’emozione e lo spirito benefico a favore di “Mente e coscienza” (Odv-Ets, Associazione di volontariato per le disabilità).