Il grande inganno che depistò Hitler

I Servizi segreti e la loro attività di informazione e controinformazione hanno sempre suscitato l’interesse dell’opinione pubblica che ha favorito la produzione di numerose pellicole spesso di grande successo dedicate a spy story. Questa è la volta dell’Operazione Mincemeat (carne tritata), L’arma dell’inganno (prodotto dalla Warner Bros.), un adattamento cinematografico del libro omonimo dello storico inglese Ben Macintyre. Il film diretto da John Madden, vincitore del premio Oscar nel 1998 per Shakespeare in Love, pone in primo piano alcuni membri dei Comitato dei venti: il capitano Ewen Montagu (Colin Firth), un ex avvocato di origine ebraica; il tenente Charles Cholmondeley (Matthew Macfadyen) un single che vive con la madre anziana ed attende da tempo la restituzione della salma del fratello, eroe di guerra; Ian Fleming (Johnny Flynn) impegnato nel servizio segreto navale britannico e futuro creatore di James Bond. Altre figure che agiscono nell’ombra, protagoniste della vicenda: la fidata segretaria di Montagu, Hester Leggett (Penelope Wilton) e Jean Leslie (Kelly Macdonald), la Pam della storia che danno al film un connotato diverso dalla gran parte del cinema di guerra, generalmente dominato da uomini.

Il film racconta una storia dall’esito fortunato, realmente accaduta nel 1943, seppur apparentemente incredibile. Il piano: un’operazione di depistaggio mediante l’utilizzo di un cadavere con documenti falsi per modificare la strategia dei nazisti, facendogli credere che lo sbarco alleato sarebbe avvenuto in Grecia anziché in Italia. Il maggiore William Marty, nome attribuito all’uomo morto suicida, lasciato cadere il 30 aprile nel golfo di Cadice e recuperato a Huelva era in realtà il gallese Glyndwr Michael, divenuto inconsapevole eroe di guerra al quale nel 1997 sono stati riconosciuti gli onori militari. Il piano top-secret riporta lo spettatore alla preparazione dello sbarco anglo-americano per liberare l’Europa dai nazisti, avvenuto il 10 luglio del 1943 in Sicilia, luogo in cui i tedeschi si attendevano d’essere attaccati. Winston Churchill (Simon Russell Beale) afferma infatti: “Solo un idiota non si aspetta l’attacco in Sicilia”.

Un grande inganno, che procede tra molteplici complicazioni ed è solo grazie alla collaborazione del capitano David Ainsworth (Nicholas Rowe) di stanza in Spagna che l’operazione non si blocca. Inoltre Montagu verrà spiato da Cholmondeley ma i due riusciranno infine a chiarire ogni dissidio tra loro. Un piano, quindi, preparato meticolosamente anche nei più piccoli dettagli, che farà spostare le truppe tedesche verso la Grecia e permetterà di realizzare lo sbarco, risparmiando la vita a molti soldati. La regia è raffinata, ma non sempre riesce nell’intento di cercare soluzioni, alla stregua di Hitchcock, efficaci per creare suspense e sorprendere lo spettatore. Ben riuscita è invece la sottotrama romantica, un triangolo descritto con grande delicatezza, che ben si intreccia in una spy story in cui è centrale la potenza manipolatoria di un’operazione dai contorni rischiosi, dove uomini e donne operano nell’oscurità con spirito patriottico per il bene comune.