“Better Call Saul 6”, il sesto episodio racconta le ossessioni e le fobie

La fascinazione per il rigore e la truffa

 Il sesto episodio conferma la tensione sotterranea che regna nella sesta stagione di Better Call Saul. Se la fine di Nacho Varga (Michael Mando) rappresenta l’acme del racconto, il momento di suspense più alto, d’altro canto, nelle ultime puntate emerge un andamento più meditativo. Il piano orchestrato da Jimmy McGill-Saul Goodman (Bob Odenkirk) e Kim Wexler (Rhea Seehorn) ai danni dell’avvocato Howard Hamlin (Patrick Fabian) sembra delinearsi sempre più chiaramente. Sono numerosi i tentativi per screditare il tronfio legale, socio del fratello di Jimmy, Charles “Chuck” McGill (Michael McKean): dalla cocaina nascosta al golf club alla recita della escort. La sfida sul ring di una palestra periferica di Albuquerque (Nuovo Messico) tra Jimmy e Howard è solo l’inizio della sfida finale tra i due nemici giurati.

In Italia, la serie tivù è in programma su Netflix, con un episodio ogni settimana, a partire dal giorno successivo alla messa in onda americana su Amc. Il sesto episodio dell’ultima stagione, un nuovo capitolo intermedio, intitolato “Secondi fini”, è scritto da Ariel Levine e diretto con mano sicura da Giancarlo Esposito, il fenomenale interprete che dà il volto a Gustavo Fring. Si cominciano a intravedere le possibili conseguenze di alcune scelte. Il prologo dell’episodio è un flashback che narra l’adolescenza di Kim. Un racconto che mostra i tratti più evidenti della sua personalità: rigore, postura da prima della classe e altruismo, da una parte; e fascinazione per la truffa e il raggiro, dall’altra.

Questo ricordo serve a comprendere meglio le regole dell’attrazione che la muovono verso Jimmy e governano le sue decisioni. La futura possibile caduta di Kim sembra già iscritta nel suo Dna. Frattanto, Lalo Salamanca (Tony Dalton), autentico motore degli aspetti più inquietanti della stagione, dopo la trasferta tedesca a casa dell’ingegnere scomparso Werner Ziegler (Rainer Bock), incontra uno dei ragazzi dell’uomo. Con tutta evidenza, il narcotrafficante messicano vuole colpire il “laboratorio” di Gus Fring? Ma in quale modo non appare ancora chiaro.

La serie tivù firmata da Vince Gilligan e Peter Gould si concentra sulla profondità psicologica dei personaggi. Attraverso le loro incoerenze, le loro ossessioni, le loro fobie. Il tratto di scrittura predominante è caratterizzato dall’introspezione: frammenti, dettagli, particolari. Come i migliori racconti, Better Call Saul rifugge una trama stucchevole e prevedibile, confermandosi una serie tivù incentrata sui personaggi e sulle loro, irreversibili e drammatiche, azioni. Una storia dal piglio raffinato che sta facendo scuola. E che entra, di diritto, nel novero dei migliori copioni mai realizzati per lo schermo. Già, perché una distinzione tra piccolo (televisione) e grande formato (sala cinematografica) è riduttiva. Siamo nel campo della migliore narrazione audiovisiva tout court.

1 e 2) Recensione del primo e del secondo episodio.

3) Recensione del terzo episodio.

4) Recensione del quarto episodio.

5) Recensione del quinto episodio.