Il Razionalismo

Non so se qualcuno abbia usato l’espressione il “tramonto di Dio”. La morte di Dio è nota ed avviene nel diciannovesimo secolo, il tramonto di Dio accade nel diciassettesimo secolo. Dio è velato dalla natura e non si riesce a comprendere se egli contenga la natura o la natura contenga lui, se sono una realtà unica definibile sia come Dio sia come natura. Non è facile identificare la situazione, né in Giordano Bruno né, come diremo, in Spinoza. Meno che mai in Galileo Galilei, il quale rende la natura così ben organizzata, geometrica, matematica, da fare a meno in qualche maniera di Dio. Interpretazioni. Nessuno rifiuta categoricamente Dio, all’opposto. È che, mentre Dio medioevale era una persona in grande, un padre maestoso, un imperatore dell’universo, un pontefice delle stelle.

Il Dio del Rinascimento, non è un personaggio, non ha soggettività. Si fonde nella geometria bene organizzata del mondo, è una regola, una legge, più che un soggetto o addirittura la natura vera e propria. Dio non muore, tramonta. È coltivato più dalla ragione che dalla fede, anche se vi è la reazione, respingere questa razionalità che mette Dio come legge all’universo, scomparendolo nelle leggi ed invece rivuole un Dio personale, un Dio della salvezza, un Dio da pregare, un padre, insomma. Blaise Pascal scatenerà la sua finezza mentale, tragica, per tornare al Dio antico, al Dio della preghiera e della salvezza. Ma i filosofi, per la più gran parte, ormai tendono al Dio della ragione, al Dio che mette ordine, che stabilisce leggi e che finisce con l’essere ordine e legge, non persona. Campeggiano in questa modificazione Renato Cartesio e Baruch Spinoza. Cartesio (1596-1650), francese, studia dai gesuiti che avevano rapidamente impiantato scuole per educare sulla retta via, al cattolicesimo, sottraendola al protestantesimo. Ha studiato molto, ma si accorge che in fondo sa poco o nulla.

A somiglianza del Faust di Goethe, successivo, sente di non sapere, pur conoscendo. Conosce ma non sa. Sospetto desolante, nessuna conoscenza gli fornisce certezza e verità e riflettendo scopre la via opportuna, ossia imitare quel che avviene nella geometria e nella matematica. Idee chiare, distinte, nette, indiscutibili certezze da analizzarle nelle parti, ricapitolarle nell’insieme, recare ad una conclusione. Da premesse vere, evidentemente vere, dedurre verità verificate e conclusioni sicure. Chiarezza, evidenza, analisi, sintesi, conclusione: il canone supremo del Razionalismo cartesiano, esposto nel Discorso sul metodo, il quale dà per sicuro il valore costitutivo della civiltà occidentale, il valore della ragione, anche se lo Scetticismo greco aveva concluso in maniera capovolta, che è proprio la ragione a non farci capire la verità, che non esiste, ossia a farci capire che la verità non esiste.

Tuttavia l’Europa persino nelle epoche più fideistiche mai si era sottratta alla ragione, che ora, XVII secolo, trionfa. La geometria, la matematica, che bisogno hanno gli assiomi, i postulati della sperimentazione? Che due e due fanno quattro non ha bisogno di prova, è la mente nella sua razionalità che forgia la matematica in modo razionale. Se estendiamo l’intuizione geometrica matematica a tutto il sapere, abbiamo la verità. Ciò che appare chiaro, evidente come vero, analizzandolo, distinguendolo, ricapitolandolo, deducendolo ci porta a conclusioni vere, e la mente, senza bisogno di esperienze, impugna la verità affidandosi alla sua forza razionale. Certo, possiamo anche dubitare. Cartesio non elimina la possibilità del dubbio, ma è utilizzato come metodo per giungere alla verità, alla certezza. Se poi addirittura dobbiamo immaginare che il mondo è preda di una potenza diabolica la quale ci inganna, non ci può ingannare al punto da impedire una verità certa: che se penso il pensiero esiste (Cogito ergo sum), né possiamo dubitare che la realtà è distinta in realtà pensante e realtà estesa, res cogitans e res extensa.

E così l’uomo può costruire, a forza di ragione, per la propria capacità mentale al di sopra dello sperimentalismo, la cognizione della realtà, almeno questo il pensiero di Cartesio. Ancor più estremo Baruch Spinoza, il quale vedeva la natura come entità divina e Dio come entità naturale, ma di questa natura divina noi nulla conosciamo, e la res cogitans e la res extensa non esauriscono la sostanza di Dio natura: sono due degli infiniti attributi che prendono forma, si specificano e costituiscono modalità, le entità soggettive, le cose, gli uomini, i quali vengono in relazione. Vi è una processione, la sostanza, gli attributi, i modi, le relazioni. Noi facciamo parte della sostanza, abbiamo aspetti estensivi e pensanti, abbiamo la soggettività, veniamo in relazione. Dio non può avere una soggettività per Spinoza, la soggettività è limitata, il soggetto è un modo non una totalità. Come può essere soggetto il tutto, e come può trascendere la natura, Dio, se la natura è il tutto?

Spinoza esalta la libertà, addirittura la potenza vitale dell’uomo. È più libero chi ha più forza di esserlo. Era un uomo nascosto, Spinoza, raffinava delle lenti, assolutamente negato alla vita pubblica, ma le sue opere sono decisive nella costituzione della libertà, che non è una concessione, anzi l’opposto. Sei libero se conquisti la libertà, non se ti è data la libertà. Il Filosofo addirittura giunge a pensare che se un individuo ragiona secondo logica, inevitabilmente capisce la realtà che a sua volta è logica. Insomma la ragione dell’uomo si accorda con la razionalità della realtà, se tu sei razionale capisci la realtà. Epoche assolutamente fiduciose, anche lo stesso Cartesio che rappresentava il dubbio aveva la nuova fede, la fede nella ragione, il che avrà sviluppi straordinari nel Settecento, con l’Illuminismo. Pone le basi della libertà basata sulla ragione, se l’uomo è razionale è capace di comportarsi razionalmente quindi può agire secondo la propria razionalità, non guidato da un sovrano che lo governa.

No, l’uomo è capace di regolarsi da sé, appunto perché è razionale. Certo, una concezione di un ottimismo in piena aria, ridà fondamento alla dignità umana, rispetto di sé, la stima dell’uomo razionale verso l’uomo razionale, tutta l’umanità razionale, La mente capisce per forza e virtù del ragionamento di intuire il vero, vagliarlo, dedurne conseguenze, conclusioni. Ma come essere certi che siamo capaci di intuire la verità e da essa dedurre con il metodo analitico, sempre mentale, ulteriori verità? Ma perché siamo razionali? Il Razionalismo si fonda sul Razionalismo. Poiché siamo razionali ciò che alla ragione appare evidentemente vero è sicuramente vero. Non fosse detto da filosofi sembrerebbe un delirio. La mente può credere vero l’inverosimile. Allora questo delirio razionalistico è un sogno illusionistico, io posso ritenere evidentemente vero il mio farnetichio? Sì.

Il Razionalismo assolutizzato è delirio che la mente forgia da sé e da sé approva. E tuttavia, fu da questa “presunzione di verità” che ci venne la libertà moderna. Se l’uomo è razionale e capace di conquistare la verità “merita” la libertà senza un potere dominante che lo regge. Siamo capaci di governarci da noi in quanto razionali. Meritiamo la libertà in quanto razionali, ecco il “merito” del Razionalismo. Quale che sia la fondatezza della premessa. È una barriera contro che tratta o riduce l’uomo non libero perché sempre minorato. C’è l’umanità in queste concezioni, il valore dell’uomo. Cartesio morì perché la regina Cristina di Svezia lo voleva come professore e lo fece ammalare. La Regina era una naturista e passeggiava all’alba. Cartesio scrisse anche di fisica, un mondo del tutto meccanicistico. Ma non era né ateomaterialista, credeva in Dio giungendo a suppore che l’idea di Dio ci veniva posta da Dio stesso (innatismo), riteneva che gli animali fossero insensibili, e che tra corpo e anima esistesse un congiungimento dovuto ad una ghiandola.

Insomma, come soggetto razionale non limitò la fantasia. Fu geometra, matematico. Visse nascosto, quasi al grado di Spinoza. Considerata come ideologia, sociologicamente, è l’inizio del momento aureo della borghesia, il soggetto che pone la sua razionalità nei suoi personali scopi, il soggetto razionale autodiretto, il borghese. Spinoza era un ebreo scettico, la famiglia veniva dal Portogallo, esule per sfuggire alle persecuzioni, in Olanda nacque e morì (1632-1677). Cartesio e Spinoza moralmente sono dei greco-romani.