Caracalla, “Mass” di Bernstein: la speranza oltre il muro

Il capolavoro di Leonard Bernstein arriva nella Capitale. Mass, per la prima volta alle Terme di Caracalla, debutta il 1° luglio, alle ore 21. Le repliche sono previste domenica 3 e martedì 5. La messa in scena della Prima italiana è firmata da Damiano Michieletto. Il regista, dopo il successo del Rigoletto al Circo Massimo nell’estate 2020, torna a lavorare a Roma. Sul podio, al debutto con la fondazione capitolina, il direttore d’orchestra venezuelano Diego Matheuz. Si tratta di uno tra i più noti musicisti provenienti da “El Sistema”, il modello didattico-musicale fondato a Caracas dal teorico e accademico José Antonio Abreu.

Bernstein stesso definì la composizione che gli era stata commissionata da Jacqueline, la vedova del presidente Kennedy, “un pezzo teatrale per cantanti, musicisti e ballerini”. L’autore di West Side Story viene massacrato dalla critica dopo la rappresentazione a Washington nel 1971 e reagisce così male da non comporre più per tre anni, dedicandosi esclusivamente alla direzione. “Chi se ne frega delle stroncature. Molti titoli di opere celebri come Il Barbiere di Siviglia e Carmen al debutto – ha osservato Michieletto – furono un disastro. Siamo in buona compagnia. La nostra è una sfida mai fatta in Italia per proporre al pubblico un repertorio diverso. Mass ha tante cose dentro”. Secondo il regista, l’opera “nasce con uno spunto ecumenico e anche il mio modo di lavorare lo è. Il segreto della riuscita di uno spettacolo è fare in modo che il team possa esprimere al meglio la qualità, quel qualcosa che fa la differenza, alzando sempre l’asticella. Sono una spugna che ruba idee a tutti, ma lascio libero chi lavora con me”.

Un muro contro il quale si scontra una comunità in cerca di un Dio che non sa dove trovare, il simbolo di tutte le barriere che continuano a dividere popoli e nazioni, l’ostacolo all’unità che alla fine cade in macerie lasciando intravedere un barlume di speranza. Mass tocca temi di grande attualità. Il muro, che sarà al centro della scena, è come un peso che incombe sulla storia e si ripropone in questi mesi di guerra in Ucraina. Una videoproiezione descriverà tutti i muri costruiti nel mondo, dal Messico alla Palestina, passando per l’Ungheria. “Chi deve difendere la propria ricchezza – dice Michieletto – erige muri. Ma i muri li portiamo anche dentro di noi: sono le nostre paure, i nostri pregiudizi, rappresentano l’impossibilità di comunicare, la volontà di sottrarre agli occhi quello che c’è dall’altra parte, per chiudersi nelle proprie sicurezze”.

A costruire in scena il muro saranno gli “street singers”, l’elemento distruttivo della fede, che provocheranno e insulteranno il celebrante, il baritono austriaco Markus Werba (anch’egli al debutto), costringendolo a rivivere l’umiliazione subìta da Cristo nella sua Passione. “Ma il muro – aggiunge – sarà attraversato da altri uomini e verrà distrutto. L’opera si chiuderà con un’immagine positiva. Chi sta attraversando il mare della sofferenza e della desolazione per aver cercato di abbattere i muri, vedrà una luce di speranza”. Agli “street singers”, 21 artisti tutti italiani scelti dopo 80 audizioni, è affidato un ruolo fondamentale. La danza è in rapporto strettissimo con l’elemento musicale che altrimenti rischierebbe di sovrastare. Secondo il maestro Matheuz, “non c’era momento migliore per fare Mass. È un pezzo che mette insieme stili diversi, il jazz, il rock, la classica. Bernstein era molto avanti rispetto agli altri. È una fortuna poterla dirigere in un posto magico come Caracalla, con un regista che ha mille idee”.