Doctor Who, la serie “sci-fi” più longeva del mondo

Il 2023 sarà ricordato come l’anno in cui gli whovian di tutto il mondo non dovranno domandarsi “dove potremo vedere, se mai la potremo vedere, la nuova stagione di Doctor Who?”.

Ma andiamo con ordine. È il 1980. Ho dodici anni, la tv che abbiamo a casa è ancora in bianco e nero, i canali si cambiano con i tasti sulla televisione e, se non ci si vuole ingegnare con prolunghe improvvisate da manici di scopa, basta essere un adulto con prole per designare di tale onorevole compito l’orgogliosa e inconsapevole figlia. Quindi, papà dice “Vale cambi canale?”. Ed eccolo lì, in scala di grigi, un uomo con i capelli ricci scapigliati e una sciarpa lunghissima a righe orizzontali di diversi colori, che combatte con un enorme lombrico e viaggia in una cabina del telefono blu. Poche puntate (la Rai ne trasmise solo 14) e poi più nulla fino al 2005, quando sul canale Jimmy riecco finalmente la cabina blu: dopo venticinque anni il Dottore torna nella mia vita.

Doctor Who è una serie britannica andata in onda per la prima volta il 23 novembre 1963 (non esistevano i telecomandi ma c’era la Guerra fredda, il Vietnam e il giorno prima fu assassinato John Kennedy) e fu trasmessa ininterrottamente dalla Bbc fino al 1989 per ventisei stagioni, per poi interrompersi a causa di un calo degli ascolti. I fan del dottore, gli whovian appunto, hanno aspettato il 26 marzo 2005 per ricadere finalmente nel vortice del tempo.

Ma chi è Doctor Who? È un Time Lord, un Signore del Tempo, un alieno con due cuori originario del pianeta Gallifrey che viaggia a bordo del Tardis (Times and relative dimension in space), un’astronave che ha l’aspetto delle cabine blu del telefono della polizia britannica degli anni Sessanta. Utilizzando il vortice del tempo, il Dottore – di cui si ignora il nome – conduce il Tardis in qualsiasi angolo dell’Universo – reale o parallelo, nel presente, nel passato o nel futuro – per conoscere civiltà, risolvere problemi, aiutare uomini e alieni ma senza mai alterare il percorso della storia.

Viaggia animato da un’insaziabile curiosità e sete di conoscenza, armato solo di un cacciavite sonico, uno strumento che utilizza per aprire oggetti, analizzare la natura delle cose e delle persone e altri usi che non siano offensivi. Il Dottore, però, non si muove mai da solo. Ha sempre uno o più compagni – nel cui ruolo si identificano gli spettatori – che, oltre a porre domande e a mettersi nei guai, lo aiutano a risolvere i casi e a sviluppare o riscoprire emozioni e sentimenti sepolti o mai affiorati.

Ma come fa Doctor Who a rimanere indenne al passare dagli anni, dal 1963 a oggi? Semplice, si rigenera. I Signori del Tempo, quando sono prossimi alla morte, innescano un processo di ringiovanimento delle cellule e si trasformano assumendo un altro aspetto, con carattere, sesso, colore della pelle e abitudini diversi. In questo modo, a ogni rigenerazione entra in scena un nuovo attore (circa ogni tre stagioni) che suscita ovviamente critiche e perplessità, per poi entrare comunque nel cuore dei fan, perché la morte del Dottore fa parte del gioco.

E quindi torniamo al sospirone di sollievo degli whovian. La Bbc e la Disney branded television hanno firmato un accordo per trasmettere, nel 2023, la nuova stagione su Disney+ senza dovere fare ricerche speleologiche sui canali e sul web per scoprire dove potrebbe essere trasmessa, o andare a cercare download pirata o attendere sfiduciati i dvd, magari con sottotitoli che forse mai vedranno la luce (in Italia la tredicesima stagione del 2021 è ancora inedita). Già perché vedere i canali della Bbc fuori dal Regno Unito non è cosa facile. Tant’è che in occasione del 50esimo anniversario, i produttori della serie hanno fatto di tutto per accontentare i fan. Il 23 novembre 2013, infatti, Doctor Who entra nel guinness dei primati con la puntata speciale “Il giorno del Dottore”, quale trasmissione mondiale di uno stesso programma in contemporanea: 6 continenti, 94 Paesi, 15 lingue, 1.500 cinema.

Nel 2023 conosceremo poi il 14esimo Doctor Who di cui si sa già l’identità perché, da furbi sceneggiatori, l’ultima puntata di un ciclo finisce sempre con il momento della rigenerazione e con l’apparizione del Signore del Tempo successivo. L’ultimo Doctor Who non è che sia stato il massimo, ma più per colpa degli sceneggiatori che per l’attrice Jodie Whittaker. Ah già, per la prima volta il Dottore è stato rappresentato da una donna.

Quindi l’attesa è grande, ma soprattutto nel 2023 la serie compie sessant’anni. Per celebrarne il compleanno, ci aspettiamo grandi cose. Già ci sono anteprime molto interessanti: per la prima volta nella storia il Dottore si rigenera in uno del passato e, nello specifico, il decimo interpretato da David Tennant (conosciuto in Italia per Good Omens, Jessica Jones, Broadchurch, Barty Crouch Junior in Harry Potter e Inside man adesso in onda su Netflix). Tennant è uno dei dottori più amati, se non il più amato di tutti, anche se in lotta con il 4° interpretato da Tom Baker (quello con la sciarpa a righe della mia infanzia).

Oltre i tre citati sopra, altri volti, noti a un pubblico non esclusivamente britannico, hanno vestito i panni del Dottore. Il primo è stato David Bradley (Signor Gazza di Harry Potter e Walder Frey nel Trono di spade) mentre l’undicesimo è Matt Smith (Principe Filippo nella serie The Crown e Daemon Targaryen in House of the Dragon). Il settimo Dottore è stato Sylvester McCoy (Radagast de Lo Hobbit di Peter Jackson) e poi il War Doctor John Hurt (nomination all’Oscar per Fuga di mezzanotte di Alan Parker nel 1978 e per The Elephant Man di David Lynch nel 1980). Il 14esimo sarà, infine, interpretato da Ncuti Gatwa conosciuto per il ruolo di Eric Effiong nella serie televisiva Sex Education. Allons-y!!! (solo un vero whovian capirà).

(*) Foto in apertura: Jodie Whittaker

(**) Foto in alto: il logo del 60esimo anniversario

(***) Foto al centro: alcuni “Dottori”

(****) Foto in basso: il 50esimo anniversario

(****) Foto in chiusura: il quarto Dottore