Per Lando Buzzanca

Vorrei che leggesse ciò che scrivo. Lando Buzzanca è malato da tempo, lo sapevo. La nipote Sabrina Tutone, che ha recitato dei miei testi teatrali, lo testimoniava. Lo avevo incontrato qualche anno fa. Ci siamo visti, abbiamo corso l’uno verso l’altro.

Questa dovrebbe essere la vita: la felicità del prossimo. I più divertenti modi di trascorrere il tempo li ho passati con Lando Buzzanca: un ironico, un siciliano che “faceva” il siciliano. Un attore della sicilianità, anche nella voce palermitana, marcata, caricata, a bocca piena (i messinesi sono rapidi, “buggaci”, chiacchieroni. I catanesi hanno inflessioni evidenziate). Proprio un siciliano, un rigoglio. Ad esempio, Renato Guttuso si differenziava da Leonardo Sciascia, anche se nati in luoghi vicini. Inoltre, ricordo Gaetano Martino con una inflessione isolana estrema, pur essendo un uomo di alto rango culturale.

I palermitani sono nostalgici dell’Impero. Buzzanca ironizzava su questa Sicilia e sul maschio siciliano. Si prendeva in giro e prendeva in giro. In tal modo, si manteneva siciliano, al pari di Vitaliano Brancati. Per cogliere Buzzanca, occorre attingere dalla Sicilia. Anche fisicamente, pur essendo originario del territorio palermitano, dove si distinguevano i biondi e i chiari di iride per eredità normanna. Lando lo ricordo alto, snello, mobile, con un viso semi-divertito, a scorgere gli aspetti umoristici della vita, delle situazioni, degli altri.

Animato, attivo, per un certo periodo ci vedevamo spesso. Ci recavamo da un cantante di cui non rammento il nome, conosciuto in Abruzzo, dove il cortese personaggio di un programma televisivo molto noto invitava Buzzanca e lartista a esibirsi. Buzzanca mi chiedeva di accompagnarlo. Poi, magari, intervenivo anch’io, dicendo qualcosa di “sociologico”, così tanto per. Era un modo di stare insieme. E gioire.

I viaggi? Spassosissimi. Quando ci fermavamo per i rifornimenti, Buzzanca iniziava a parlare. Rideva con una espansione che non offendeva. Anzi, traeva un girotondo di energia. Un ballo: viva l’esistere e che l’esistenza viva! Credo che in quelle occasioni lasciasse dei ricordi di simpatia.

Lo avevo invitato a due seminari. Lesse il V Canto dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca, e un testo di Gabriele D’Annunzio, che gradiva, sul volo di Icaro: lo slancio della vita che brucia per la voglia di un eccedente vivere. Mi presentò un libro nella strabiliante villa sull’Appia Antica dell’editore Dino, mi pare la biografia di Friedrich Nietzsche. Leggeva. Che aggiungere: siciliano, vitale, felice di vivere, amico, con il piacere di incontrarci.

Se i miracoli esistono, torneremo a viaggiare, andremo ancora ad Avezzano. Tu sporgerai il gomito dal finestrino, come un giovanotto. L’automobile è veloce, mi fai intimorire, lo sai. Non sono giovane come te, come vorrei che tu fossi, Lando!