“La campagna dei Papi”: quando la borgata fa storia

lunedì 27 novembre 2023


C’è una Roma conosciuta. Quella del Colosseo, delle Terme di Caracalla e di Fontana di Trevi. Ma le sorprese ci sono anche in periferia. Come a Primavalle e dintorni. Dove si intrecciano storie di pontefici, magistrati, condottieri, aneddoti e racconti di gente comune, come il sor Ottavio, ossia Ottavio Sansoni, infermiere, a cui la gente del quartiere si rivolgeva per una iniezione o per delle fasciature. Se però il caso di specie era più grave del previsto, non gli restava che suggerire: “Vai all’ospedale”. Che all’epoca era il Santo Spirito. Oppure mister King’s, Fuscardo Pallotta, che dette vita all’omonimo negozio per libri usati, fumetti, riviste. Il tutto è condensato in un libro, La campagna dei Papi, edito da Iacobelli, a cura di Gianluca Chiovelli, Ennio De Risio, Alessandro Guarnacci. Il testo – che sarà presentato venerdì primo dicembre alle 17, nei locali della biblioteca Franco Basaglia, in via Federico Borromeo, nel noto quartiere della Città eterna – propone sei passeggiate storiche per conoscere il territorio.

Gianluca Chiovelli, impiegato, tra i fondatori dell’associazione Primavalle in rete, spiega innanzitutto che è fondamentale il distinguo tra una ricostruzione del territorio e quella del quartiere, su come quest’ultimo si è formato dagli anni Trenta in poi, “dalla vicenda di Anna Bracci al terrorismo. Per la prima volta – dichiara – abbiamo cercato di approfondire la storia del territorio, fino a partire dagli Etruschi. A me dava fastidio sentire chi obiettava ma figuriamoci se qui c’è materiale archeologico. Eppure, in linea d’aria, siamo a cinque chilometri dal centro. Per questo pensavo: deve esserci qualcosa”. E le testimonianze del passato esistono: “Gli etruschi dominavano la zona, poi ci sono stati i Romani e il Cristianesimo. Siamo nel quinto secolo dopo Cristo. Da qui l’idea del titolo del libro, La campagna dei Papi. Per 1500 anni la zona – va avanti Chiovelli – era un’area al servizio della Chiesa, da dove partivano grano e carne”. Quasi quasi, verrebbe da pensare: tutte le strade, da Primavalle, portano al Vaticano. Gianluca Chiovelli conferma: “Senza dubbio. Abbiamo il collegamento Boccea-Cornelia, la via Trionfale che si collega a via di Boccea tramite via della Pineta Sacchetti. È la campagna del Papa, fino a giungere al periodo 1920-1930”. Iniziano così, nel tempo, le ricerche negli archivi. E spuntano gli itinerari: “Dove adesso troviamo una farmacia prima c’erano allevamenti, campi, una villa romana. Pensiamo all’acquedotto Traiano: dal Policlinico Agostino Gemelli, passando per Boccea fino a Villa Carpegna. E oltre”. In questo contesto, il viaggio dell’opera corre parallelo con i personaggi storici del quartiere. Come, appunto, il già citato Ottavio Sansoni. Oppure Graziella Coen: “Risiedeva in piazza di San Zaccaria Papa. Finì ad Auschwitz con Liliana Segre, aveva 15 anni. Venne liberata a Ravensbrueck. È l’unica sopravvissuta della famiglia”. Secondo Chiovelli “Primavalle, dagli anni Cinquanta, è avvolta da una nomea negativa. Credo, forse, che ai giorni nostri Tor Bella Monaca abbia raggiunto la medesima immagine. Io penso, invece, che i vari quartieri della città abbiano alle loro spalle dei fatti di cronaca nera. Il nostro obiettivo è stato quello di mostrare come questa fosse una zona che ha avuto uno sviluppo importante nei Millenni. Anzi, tutto il versante nord-ovest della Capitale è trascurato. C’è molto da scoprire. Noi siamo appena agli inizi. E non finisce qui”.

Alessandro Guarnacci è un ex insegnante della scuola elementare Umberto Cerboni di Primavalle. Anni dedicati, i suoi, alla matematica, alle scienze, alla musica, all’informatica e all’educazione motoria. Anche lui tra i fondatori dell’associazione Primavalle in rete: “L’obiettivo rimane lo stesso: dimostrare come questo territorio, ritenuto poco incisivo sul piano delle conoscenze, abbia sempre avuto una sua nobile funzione. Cioè quella di essere una zona agricola vicina geograficamente al Vaticano, a cui forniva i beni di prima necessità. Un grande emporio era all’altezza di via Lardaria: la toponomastica, guarda il caso, ha mantenuto questo nome. Qui c’erano il lardarium e macellum, il mercato dei cereali”. Guarnacci, confessa all’Opinione, che il territorio vanta ritrovamenti di tombe, un diverticolo di via Cornelia, le “terme” all’altezza di via Pietro Bembo. In via del Podere fiume, dalle parti del Quartaccio, vengono alla luce due vasche, grandi 50 metri. Qui c’era la sede di un mercato. Senza scordare la statuetta di Artemide”. Alessandro Guarnacci, nel corso delle ricerche, rimane legato a una storia, quella di Claudio Amati: “Un ragazzino ebreo che nel 1944, durante l’occupazione nazi-fascista, è nascosto nel collegino dell’Opera Don Calabria. Il 5 giugno, mentre i nazisti hanno uno scontro con gli alleati dalle parti di Villa Fogaccia, dei colpi di artiglieria raggiungono la casetta dove c’è Amati, che muore. Noi e gli altri non capivamo perché quel giovane si trovasse lì. Così abbiamo approfondito la vicenda. E abbiamo scoperto che la comunità di Primavalle, in più circostanze, ha protetto gli ebrei. E guai a chi parlava!”.

Infine, ecco Ennio De Risio: “Mi sono trasferito nel quartiere anni fa, provenivo da Montesacro. Mi occupavo dell’attività culturale della biblioteca di via Borromeo. Ho fornito il mio contributo per dare forza alla storia di questa fetta di territorio, troppo spesso legata a episodi che poi non la riguardano. Quante volte mi capita di leggere: è successo questo o quello a Primavalle. Poi, invece, il fatto specifico è avvenuto a Ottavia o Palmarola, per esempio. Un ricordo legato a questo libro? Beh, un giorno mi trovavo al mercato di via Pasquale II. Ho notato un signore, faceva il meccanico, non lo vedevo da anni. Ma non sapevo il nome. Mi sono presentato. E lui mi fa sono Felicetto, ma mi chiamo Giacomo. E l’ho scoperto tardi: con la prima busta paga. Così – confessa De Risio – ho raccolto la sua testimonianza. Mi rivela che era originario di Porta Metronia. Il padre lavorava nel quartiere: faceva l’asfaltista nel periodo in cui costruivano le case popolari. Perciò, vista la distanza tra dove abitava e il suo impiego, chiese se c’era modo di trovare un appartamentino a Primavalle. Poi continua. E rivela che il padre è una delle vittime delle Fosse Ardeatine. Il suo nome è aggiunto dopo nella lapide che si trova in piazza di San Zaccaria Papa. Mi dice che i tedeschi presero il genitore mentre era in casa. La madre, in quella circostanza, fa a Felicetto: corri e vai a prendere due sfilatini di pane, poi portali in caserma. Chissà quando esce tuo padre”. Il genitore, però, sale su una camionetta. Il piccolo Felicetto comincia a correre, fino a quando non cade. Non vedrà più il suo papà. E De Risio non può che concludere: “Sembra una scena tratta da Roma città aperta di Roberto Rossellini. Tutto è stato così estemporaneo, ma vero. Un’esperienza vissuta in un mercato di quartiere”. Una faccia tra mille volti che apre il proprio cuore. Perché l’Urbe, e le sue borgate, sono una fonte inesauribile. Di storie e scoperte.

(*) La campagna dei Papi. Aurelio e Monte Mario, via di Boccea, Primavalle, Torrevecchia di Gianluca Chiovelli, Ennio De Risio, Alessandro Guarnacci, Iacobelli editore, 168 pagine, 18 euro


di Claudio Bellumori