Divina Commedia al Brancaccio: il musical

venerdì 16 febbraio 2024


Proiezioni immersive in 3D calano il pubblico in una sublime immensità. E quest’edizione 2024 si arricchisce di varie novità. Come testi innovativi e quadri scenici, pensati e realizzati dal regista, Andrea Ortis (assistente, Emma De Nola) e dal team creativo. Nuovi grandi effetti tecnologici di luci e proiezioni, che dipingono la scena con quadri in 3D in continuo mutamento; nuovo cast e nuova voce narrante (Giancarlo Giannini).

Stiamo parlando de La Divina Commedia, l’opera musical tratta dal super-capolavoro dantesco, che è in scena, al “Brancaccio” di Roma, sino al 25 febbraio. Un’opera insignita della Medaglia d’oro dalla Società Dante Alighieri, del titolo di Miglior Musical al Premio “Persefone”, edizioni 2019 e 2020, di un riconoscimento istituzionale da parte del Senato della Repubblica, nonché del patrocinio del Ministero della Cultura nel 2021.

Prodotto da Mic International Company, il musical si avvale di testi dello stesso regista Ortis e di Gianmario Pagano, e musiche composte da Marco Frisina. “Nell’immortalità della sua opera che continua a essere la più potente descrizione dell’animo umano, per peccati, debolezze, paure e ossessioni”, recita la sinossi dello spettacolo, Dante “si ritrova ad affrontare e superare una prova” incredibile, “l’attraversamento da uomo dei tre regni ultraterreni: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso”. Un viaggio, questo di Alighieri (un bravissimo Antonello Angiolillo), guidato da un paterno Virgilio (lo stesso Andrea Ortis), che esplora i più reconditi anfratti della psiche nel suo rapporto con Dio e la religione; e al tempo stesso, per Dante/Ulisse/Eracle, un percorso esoterico e iniziatico, dalla miseria dei peccati e delle colpe alla catarsi e alla redenzione. Quasi, diremmo, un Apocalypse Now medioevale: destinata però a concludersi – ben diversamente che negli allucinati capolavori di Joseph Conrad e di Francis Ford Coppola – con la salvezza.

Salvezza che Dante ottiene con la decisiva mediazione della sua Beatrice, che aveva “salutato” anni prima, nelle ultime pagine della Vita Nova, con la promessa di non scrivere più di lei sino a quando non sarebbe stato in grado di mettere nero su bianco cose mai dette a nessuna donna. E a coronamento dell’etica, e dell’estetica, stilnovista, Beatrice (qui Myriam Somma), per decisione divina arriva “da cielo in terra a miracol mostrare”, guidando il suo amato alla piena resurrezione morale e spirituale. E discettando con lui – nell’ottica di San Tommaso d’Aquino – sui rapporti tra fede e ragione. Intanto, risuonano gli stupendi versi del XXXIII canto del Paradiso su Maria, Madre di Cristo (“Vergine madre, figlia del tuo figlio/umile e alta più che creatura/termine fisso d’etterno consiglio”).

Grandi scenografie ed effetti speciali, suggestive le musiche e le coreografie. Da perfezionare, almeno per alcuni interpreti, il canto. Bravi anche gli altri interpreti, tutti a loro agio nei panni degli eroi, e antieroi, danteschi. Pier delle Vigne/Arnaut Daniel, il poeta provenzale, ammirato anche in Italia, che appare nel Purgatorio (Antonio Sorrentino); Ulisse/Catone l’Uticense, il nemico di Cesare morto suicida, custode del Purgatorio/Guido Guinizelli (Leonardo Di Mimmo); Francesca da Rimini/Matelda, la donna che il poeta incontra nel Paradiso terrestre prima di Beatrice (Valentina Gullace); Pia de’ Tolomei (Sofia Caselli).


di Fabrizio Federici