Fca: Marchionne, dieselgate Usa non pesa, fusione ci sarà

Le indagini sulle emissioni negli Stati Uniti non avranno ripercussioni sui conti di Fca. Parola di Sergio Marchionne, che a Lido di Venezia presiede il Consiglio Italia-Usa. Intanto il secondo trimestre “è in linea con le attese” e sono confermati i target 2017 - ricavi netti tra 115 e 120 miliardi di euro, utile netto adjusted oltre 3 miliardi e indebitamento netto industriale sotto i 2,5 miliardi -ma anche gli obiettivi del piano industriale al 2018. E, alla luce della tabella di marcia, il manager italo-canadese è convinto che il rating del gruppo sarà alzato come per Cnh.

Dall’Europa arrivano segnali positivi: in un mercato che cresce del 7,7% Fca registra un incremento dell’11,9 per cento, trainato dall’Alfa Romeo che ha un balzo del 47,8%. Le vendite sono in crescita in tutti i principali mercati e il gruppo è quarto costruttore, davanti a Ford. Marchionne torna a parlare di alleanze: “una fusione nel settore è inevitabile, non so se prima o dopo la mia uscita, ma si farà. Essere piccoli non serve a nessuno. Oggi non sto negoziando con nessuno”, spiega l’amministratore delegato di Fca esclude un incontro nell’immediato con i sindacati: “li vedrò quando sarà aggiornato il piano dei modelli. I tempi? Nei prossimi dodici mesi”, spiega mentre a Pomigliano l’azienda rinnova per un anno i contratti di solidarietà. Lo stabilimento campano aspetta un nuovo modello ma non si saprà nell’immediato. “L’azienda - dicono Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri - ha confermato l’impegno per il futuro industriale di Pomigliano, ma l’importanza dei futuri investimenti richiede un accurato percorso di definizione”.

La Fiom parla di “un futuro molto incerto” per il Gianbattista Vico. Resta il problema della ‘successione’. Marchionne non ha intenzione di restare oltre la primavera del 2019 quando avrà portato a termine il piano messo a punto. “No, per favore”, scherza con i cronisti che gli chiedono se, alla luce della situazione internazionale difficile, possa prolungare il suo mandato. Il suo erede, ribadisce, sarà cercato all’interno della società: “Abbiamo un gruppo ampio di manager che stiamo valutando. Non pensiamo a una superstar che non lavori duramente. Non è una vita facile, ma guardiamo a persone dell’interno perché è più semplice se si parla la stessa lingua”. Marchionne non esclude che le sue deleghe vengano divise tra più manager: “Il ruolo mio non è facile, è pesante, bisognerebbe alleggerirlo. È una questione che va discussa in consiglio. Certo che la successione è anche un problema mio, ho dato tanto all’azienda e sono azionista”.