La Cina riprende corsa, crescita del Pil verso il 7%

La Cina è pronta a uscire dalle secche di una crescita scivolata ai minimi degli ultimi 26 anni: l’economia ha avuto “un rimbalzo quest’anno con il Pil salito al 6,9 per cento nella prima metà e potrebbe raggiungere il 7 per cento nella seconda metà”, ha affermato il governatore della Banca centrale cinese (Pboc) Zhou Xiaochuan esprimendo più di un auspicio a due giorni dall’apertura del 19° congresso del Partito comunista cinese, delicato passaggio sull’investitura della nuova leadership intorno al “nucleo” del segretario generale Xi Jinping, e a tre dalla diffusione del Prodotto interno lordo del terzo trimestre. Zhou, partecipando domenica a Washington con la presidente della Federal Reserve Janet Yellen e il governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda a un panel del Gruppo dei Trenta, ultimo scampolo dei lavori dell’assemblea annuale di Banca Mondiale e Fmi, ha osservato che gli sforzi del governo cinese sul taglio dell’eccesso di capacità nei settori dell’acciaio e del cemento hanno generato effetti migliori delle attese fino alle premesse per centrare a fine anno la riduzione del 10 per cento. Un ciclo economico espansivo al 7%, se raggiunto, potrebbe configurarsi come il passo più rapido dal 2014, ha osservato il governatore: “I consumi domestici sono la chiave primaria per la crescita che hanno visto le vendite su beni di consumo aumentare del 10,4% su base annua”. E sarebbe più del “circa 6,5% e oltre” annunciato a marzo dal governo di Pechino e il 6,8% ritoccato al rialzo pochi giorni fa dal Fmi rimarcando però la crescita come frutto di ulteriore debito che potrebbe celare rischi.

Le attese medie degli analisti sono del 6,8%, mentre la Chinese Academy of Social Sciences ha ipotizzato un 6,8% seguito da un 6,7% nel quarto trimestre, ha riportato dall’Economic Information Daily. La salita dei servizi ha generato oltre la metà dell’aumento della produzione nazionale: a livello globale, la crescita si è tradotta nella scossa al mercato del lavoro con la creazione di circa 10 milioni di posti di lavoro nei primi 8 mesi del 2017. Zhou ha segnalato le criticità: il debito “troppo alto” delle compagnie cinesi tale da rendere necessaria la stretta alla leva finanziaria e il rafforzamento dela stabilità, mentre le riforme fiscali devono impedire l’indebitamento dei governi locali. Il debito societario include i prestiti dei veicoli finanziari di questi ultimi: “ripulito”, il debito scenderebbe al 120/130% del Pil dal 160%, con quello del governo al 70% contro il 36%. Le relazioni tra governi provinciali, municipali e di oltre 3.000 contee creano una zona opaca e distorsioni su prestiti e debito con il “problema che la trasparenza della politica fiscale potrebbe non essere sufficientemente buona”. Zhou, 69 anni e alla guida dalla Pboc dal 2002, ha spiegato che “prima o poi, il governo centrale dovrà avere più attenzione per le riforme fiscali”. Parole oltre la sua nota riservatezza: unite alle critiche sull’asset management (“in una situazione relativamente caotica”) e sulle società Internet senza licenza finanziaria (“possono causare competizione e instabilità”), sembrano suonare come le priorità per il suo successore.