Sotto elezioni volano i bonus

In merito alla Legge di Stabilità, dalla bozza approvata dal Governo non ci aspettavamo certamente miracoli liberali, anche in considerazione della prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento. Tuttavia il Premier Paolo Gentiloni poteva avere più coraggio nel marcare una certa discontinuità con la fallimentare politica dei bonus di chi lo ha preceduto.

Invece, pur all’interno di una esposizione finanziaria più prudente, viene sostanzialmente riproposta la linea degli incentivi renziani che, tanto sul piano degli effetti economici quanto su quello del consenso politico, non sembrano aver ottenuto i risultati sperati.

Ciononostante un’altra ondata di bonus, ennesima variazione terminologica per indicare l’arrivo di piogge e pioggerelle di pasti gratis, sta per riversarsi su un sistema Paese sempre più confuso sul da farsi. Bonus puramente demagogici e di scarso effetto sui conti pubblici, pensiamo ai 500 euro riservati ai diciottenni, e altri profondamente errati e assai costosi, come quello che ripropone il meccanismo triennale di consistenti sgravi contributivi per i soggetti sotto i 35 anni. Sotto questo profilo, l’unico modo per stimolare la crescita dell’occupazione, soprattutto quella stabile, passa necessariamente per una riduzione permanente del cosiddetto cuneo fiscale, ovvero abbattendo sostanzialmente l’insostenibile prelievo che la mano pubblica esercita sul lavoro regolare. Al di fuori di ciò, come per l’appunto i “nuovi” sgravi previsti nella bozza del Governo, ogni iniziativa equivale a gettare nello sciacquone altre preziose manciate di miliardi.

Ovviamente, è quasi inutile ricordare che al fine di abbattere strutturalmente il costo del lavoro sarebbe necessario tagliare in egual misura la spesa corrente. Ma ciò, in particolar modo a pochi mesi dalle elezioni politiche, nella patria del deficit-spending risulta praticamente improponibile. E così anche il Governo del nobile Gentiloni si appresta a varare una manovra finanziaria all’insegna di una moderata riproposizione di un famoso aforisma di George Bernard Shaw: “A government that robs Peter to pay Paul can always depend on the support of Paul” (Un governo che toglie a Pietro per dare a Paolo può sempre contare sul sostegno di quest’ultimo).

Il problema vero, però, è che questo ineliminabile meccanismo di consenso “democratico”, nell’ambito di un sistema già ampiamente afflitto da un eccesso di redistribuzione, in Italia sembra aver raggiunto il suo limite. Limite oltre il quale c’è solo l’inevitabile bancarotta. Altro che bonus d’Egitto!