La giungla delle partecipate: in rosso e con zero addetti

Le giungla delle partecipate pubbliche si sta sfoltendo ma si tratta ancora di un universo di quasi diecimila realtà per un totale che sfiora i 900mila lavoratori.

Orientarsi in questo mare magnum non è facile. L’Istat ci prova. E nella mappa che ne esce sono quasi duemila le società con zero addetti, altre mille non danno segnali di vita, risultando inattive. Ancora: di quelle controllate dalla Pubblica amministrazione, una su quattro è in “rosso”. Il bilancio dell’Istituto di statistica, relativo al 2015, quest’anno arriva in concomitanza con la stretta imposta dalla riforma Madia. Manca una settimana a una scadenza non da poco: entro fine ottobre le amministrazioni devono far sapere al ministero dell’Economia cosa intendono fare delle quote da loro detenute nelle varie società. I piani con i tagli dovevano essere in realtà già pronti per settembre, ma le delibere comunali si sono succedute alla spicciolata. Le grandi città, da Roma a Milano, da Firenze a Napoli, passando per Torino e Venezia, dovrebbero essere in regola con i tempi dettati dalla legge. Per i Comuni più piccoli le certezze sono invece poche. Ma di certo, dalle notizie che giungono dal territorio, il Nord è sembrato più attivo. Chi non provvede secondo le tappe stabilite però rischia.

Se non si presenta il piano di revisione straordinario si va incontro alla perdita di ogni diritto sulla partecipata. Non solo, in questi casi scatta anche l’immediata liquidazione. Intanto l’Istat ragguaglia sullo stato dell’arte, anche se l’aggiornamento non va oltre il 2015. In tutto, per la precisione, le partecipate sono 9.655, in calo del 2,1 per cento sull’anno precedente, anche se sale il numero di lavoratori alle loro dipendenze: sono 882.012 (+4,3%). In effetti una sforbiciata era stata già tentata con le manovre degli anni precedenti e qualche frutto inizia a vedersi. Specialmente se si guarda alle società di Comuni, Province e Regioni. Qui la dieta è valsa una riduzione del 12 per cento, anche in termini di addetti. Anche le “vecchie” piaghe che da sempre affliggono il settore si attenuano: le imprese senza occupati sono ancora 1.837, più di una su quattro, ma almeno diminuiscono del 4,4 per cento rispetto all’anno precedente. Lo stesso discorso vale per le “inattive”, pari a 1.092, e per le controllate in perdita (il 23,5%).