Spinte alla valorizzazione delle monete nazionali

Dall’8 al 10 novembre, a Da Nang (Vietnam), si terrà la XXV sessione dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) Forum, che avrà per tema la “Creazione di un nuovo dinamismo regionale, per promuovere un futuro condiviso”.

Apparentemente il forum, quindi, non dovrebbe interessare le economie europee, ma la partecipazione al summit di Vladimir Putin per la Russia e di Donald Trump per gli Usa invitano a nuove riflessioni, non tanto sul nuovo dinamismo per migliorare l’integrazione, la connettività e la crescita economica dell’area Apec, che sono sicuro sarà portata a buon fine, bensì per le preoccupazioni che sono emerse nel corso degli ultimi giorni sulla tenuta del dollaro quale moneta di riferimento nell’interscambio internazionale.

In particolare, nel mese di settembre scorso il ministro russo dello Sviluppo Economico, Maxime Orechkine, ha affermato che “l’economia russa tende sempre più a de-dollarizzarsi gradualmente e a rinunciare ai prestiti in valuta estera. Per questi ultimi, la Banca Centrale Russa ha già messo in atto misure per ridurne drasticamente in numero”. Il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, in una sua recente intervista (Mejdounarodnaya Jizn), ha confermato questa tendenza: “Certamente stiamo accelerando sulle importazioni, riducendo la dipendenza dei sistemi di pagamento statunitensi e il dollaro come valuta di conto e così via. Adesso, la de-dollarizzazione è diventa una necessità!”.

A quest’orientamento russo si sono aggiunte, la settimana scorsa, altre dichiarazioni da parte turca. “Ankara vuole passare alla moneta nazionale nei suoi scambi bilaterali, in particolare con la Russia”, ha dichiarato il ministro turco dell’Economia, Nihat Zeybekci. Se la Turchia, come sembra, intende espandere il proprio commercio in valuta nazionale con Russia, Iran e Cina, l’intero comparto energetico di produzione russo-caucasica è destinato a cambiare profondamente con forti ripercussioni sul mercato mondiale. Infine, a causa delle sanzioni imposte alla Russia per i contrasti sull’Ucraina, negli ultimi tre anni l’indebolimento del rublo e la recessione dell’economia russa, con sullo sfondo il declino dei prezzi del petrolio, ha influenzato negativamente gli scambi tra Russia e Unione europea (in particolare Germania, Italia e Francia). Secondo le stime ufficiali della Commissione europea, tre anni dopo l’adozione di queste sanzioni dagli Stati Uniti, le perdite economiche dei Paesi dell’Ue ammontano a 90 miliardi di dollari. In particolare, per la Germania il commercio bilaterale con la Russia è sceso di più di un terzo (da 52,8 a 32,6 miliardi di euro nel 2016).

Il folto programma del Forum Apec a Da Nang non prevede interventi di carattere monetario, ma per il giorno 9 è atteso l’incontro informale tra il Presidente Trump e Putin. Anche in considerazione del forzato via libera del presidente degli Stati Uniti al testo, approvato a larga maggioranza alla fine di agosto, sulle ulteriori sanzioni volute dal Congresso Usa contro la Russia (per le interferenze sul voto delle presidenziali Usa), definito però da Trump stesso “significativamente imperfetto” e “pieno di disposizioni chiaramente incostituzionali”, la politica internazionale e i nuovi assetti monetari che si profilano soprattutto nel settore energetico potranno quasi sicuramente essere al centro del bilaterale Trump-Putin di Da Nang.