Lavoro: sempre più donne nelle banche (poche ai vertici)

Sono oramai quasi la metà dei dipendenti, ma le donne che lavorano in banca vedono ancora da lontano le cariche dirigenziali e di vertice e ricorrono di più al part-time, con effetti negativi anche sui redditi, che scontano un divario di 10 punti rispetto agli uomini. I piani di risanamento degli istituti, con i conseguenti massicci esuberi, stanno facendo crescere la quota femminile perché i prepensionamenti riguardano soprattutto gli uomini, mediamente più anziani. Ora, come rileva uno studio First-Cisl, nelle 5 grandi banche le donne sono 84mila contro i 97mila degli uomini, con un ulteriore aumento per la nuova ondata di uscite fra fine 2017 e i prossimi due anni. Nel dettaglio, UniCredit occupa in Italia circa 21.700 donne, pari al 44 per cento del personale, mentre negli altri Paesi europei arriva al 65 per cento (circa 51.700 donne contro 27.700 uomini), con punte del 77 per cento in Bulgaria e Polonia, del 75 per cento in Croazia e del 72 per cento in Romania, mentre Germania e Austria sono al 54 per cento. Nel perimetro italiano di Intesa Sanpaolo, invece, già a fine 2016 si era registrato il sorpasso delle donne, salite al 51 per cento del totale, ma anche in questo caso l’occupazione femminile è molto più elevata all’estero, dove tocca il 62 per cento. 

Tuttavia per le lavoratrici bancarie restano delle barriere culturali, sociali e legislative che, come lamenta il segretario First-Cisl Giulio Romani fa ricadere “quasi tutto su di loro la cura della famiglia e delle fasce più deboli”. Secondo la ricerca, “a fruire del lavoro part-time è poco più dell’1% del personale maschile, mentre sono mediamente circa 28 donne su 100 a chiedere una riduzione di orario. Dal lato degli inquadramenti, nelle banche italiane giunge tuttora a ricoprire il grado di dirigente meno dello 0,5% delle donne, a fronte del 2 per cento per gli uomini. Alla figura di quadro direttivo arrivano in media circa 30 donne su 100, contro quote del 50 per cento fra il personale maschile. Per converso, è più alta la presenza femminile tra le aree professionali (il 70 per cento circa delle donne contro il 48 per cento degli uomini)”.

Tutto questo, sottolinea lo studio, si riflette in un divario reddituale fra uomini e donne, calcolabile in circa 10 punti percentuali. Più elevata è la differenza di reddito tra gli occupati europei.