Più imprese italiane in mano straniera, primeggiano gli Usa

L’Italia appare sempre più come un Paese di “multinazionali”. Crescono le “Big” estere che vengono a fare shopping nella Penisola ma cominciano a dare i loro frutti anche le acquisizioni tricolori oltreconfine. A tracciare la mappa delle imprese con indirizzo italiano in mano straniera è l’Istat, che fa il punto sul 2015. Anno in cui hanno cambiato la cittadinanza marchi storici, dalla Pirelli all’Ansaldo Breda. Ecco che le aziende a controllo estero sono aumentate di 438 unità. Rialzo che ha portato il giro d’affari a crescere di 6 miliardi. E ancora una volta a primeggiare sul nostro territorio sono gli Stati Uniti. Il feeling con gli Usa diventa sempre più forte. Il mercato a stelle e strisce d’altra parte è anche il preferito dagli imprenditori italiani che vanno fuori. “Nel 2015 le multinazionali consolidano il contributo positivo alla crescita del sistema produttivo italiano”, scrive l’Istituto di statistica nel sui report, dove dà conto di un’indagine a specchio (imprese straniere da noi e viceversa). 

A fare la differenza è stato quello che lo stesso Istat definisce come “l’ampliamento della presenza delle multinazionali estere in Italia”. Ormai le aziende sotto controllo straniero sono 14mila, danno lavoro a 1,3 milioni di persone, investono 12 miliardi l’anno e generano un fatturato di quasi 530 miliardi. Cifre notevoli dovute principalmente alle scelte fatte da realtà statunitensi, che hanno all’attivo sul territorio italiano oltre 2.340 imprese. Seguono tedeschi e francesi. L’Istat fa notare come lo “scatto” del 2015 sia riconducile a passaggi di mano avvenuti in due settori chiave: gomma e meccanica. L’Istituto, questa è la regola, non fa nomi ma le cronache ci riportano all’accordo che consegnò i pneumatici della Pirelli ai cinesi. Sempre del 2015 è l’acquisizione da parte dei giapponesi di Ansaldo Breda, attiva nella produzione di treni ad alta velocità. Non sono gli unici cambiamenti di proprietà ricaduti in quell’anno, che ha visto anche i gelati artigianali di Grom finire nel vasto perimetro dell’angolo-olandese Unilever. L’altra faccia della medaglia sono le fabbriche, visto che la manifattura domina, sparse per il mondo, in ben 173 paesi, che parlano italiano. L’Istat ne censisce quasi 22.800 con ricavi in crescita di 13 miliardi l’anno. Per l’Istituto “mostrano un notevole dinamismo”, con un 2015 che ne suggella l’affermazione più che l’estensione. Si rafforzano infatti le “unità già presenti”. I Paesi prediletti dalle nostre imprese sono, oltre agli Usa, il Brasile, la Cina e la Romania.