Draghi ai leader: “fate riforme”, ma l’Ue aspetta Merkel

Con l’espansione economica che ormai tocca tutti e l’occupazione in risalita, il momento di riformarsi e riformare l’Eurozona è adesso. Non è la prima volta che il presidente della Bce Mario Draghi lancia un appello simile, ma stavolta lo fa nell’Eurosummit dedicato proprio all’apertura del cantiere delle riforme dell’Unione economica e monetaria (EMU). Appello che però resta, per ora, inascoltato: i leader non sono riusciti ad individuare priorità convincenti per tutti, anche perché la Merkel senza coalizione non può ancora prendere posizione. Ma, assieme a Macron, si prepara a mettere a punto un “Master Plan” per il prossimo Eurosummit di marzo.

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk aveva preparato il vertice dei Paesi euro con un obiettivo chiaro: far scegliere ai leader il ‘menù’ delle riforme, attingendo dal piano presentato dalla Commissione europea e dalle varie idee già sul tavolo da anni. Come il completamento dell’Unione bancaria, l’obiettivo più semplice e rapido da raggiungere, secondo Tusk. Manca infatti soltanto lo schema comune di assicurazione dei depositi, una forma di condivisione di risorse, in questo caso quelle dei vari fondi nazionali di tutela dei depositi, fondi comunque delle banche e non pubblici. Ma nemmeno su questo punto i Governi sono d’accordo: “Anche su questa parte la discussione è aperta”, ha ammesso il premier Paolo Gentiloni, spiegando che l’Ecofin continuerà a lavorarci. Senza un input politico dei leader, però, la discussione è destinata a non avanzare. Men che meno avanzerà sugli altri elementi del piano della Commissione Ue: bilancio dell’Eurozona, superministro del Tesoro, paracadute al fondo salva-banche, Fondo monetario europeo. Una buona base di partenza, secondo Gentiloni, su cui i Paesi hanno però “posizioni piuttosto divaricate”. Anche sulle riforme della zona euro, gli schieramenti sono sempre gli stessi: il Nord, capeggiato dall’Olanda in assenza della Germania, contrario alla condivisione dei rischi e quindi delle risorse, contro il Sud che ritiene di aver già dato tanto sulla riduzione dei rischi, e ora vuole la condivisione delle risorse.

Nel suo intervento Draghi ha ricordato la necessità di non perdere questa congiuntura favorevole per rafforzare la struttura dell’Eurozona e mettersi al riparo da nuove sfide, ovvero nuove crisi. La congiuntura positiva è evidente: Bankitalia ha alzato le sue previsioni di crescita sul Pil italiano, atteso al +1,6% nel 2017 e al +1,4% nel 2018, e la Bundesbank ha rivisto quelle per la Germania al 2,6% nel 2017, e al 2,5% nel 2018, dalle precedenti 1,9% e 1,7%. L’ostacolo alle riforme resta quindi solo politico. Tutti aspettano che la Germania metta fine alla sua incertezza e torni a prendere posizione. Quale posizione, dipenderà dal tipo di coalizione. Eurolandia resta quindi in attesa, e Tusk rimanda tutto a un nuovo vertice a marzo. Merkel e Macron sono già sincronizzati: “Entro marzo vogliamo una posizione comune di convergenza per portare avanti l’Unione economica e monetaria”, ha detto la cancelliera in conferenza stampa assieme al presidente francese.