Scontro tra imprese e governo brasiliano sugli acquisti di acciaio cinese e russo

Imporre dazi doganali contro le importazioni di acciaio cinese e russo. La richiesta ha provocato una vera e propria crisi tra il mondo imprenditoriale e il governo brasiliano. È quanto riporta il quotidiano brasiliano Folha de São Paulo. Si confrontano due opposte esigenze. La prima è rappresentata dai produttori, i quali chiedono l’imposizione dei dazi contro l’acciaio prodotto in Cina e in Russia. Parlano di concorrenza sleale.

L’altra esigenza riguarda le associazioni di categoria di 23 settori economici, che segnalano il rischio di una forte perdita se fosse introdotto un provvedimento del genere. La preoccupazione maggiore riguarda l’aumento dei prezzi della materia prima in Brasile, che produrrebbe un effetto a cascata sui prezzi di automobili ed elettrodomestici venduti nel paese.

La decisione è demandata al Consiglio per il commercio estero (Camex), che comprende otto ministri del governo di Michel Temer. Secondo il quotidiano brasiliano, gli industriali minacciano una protesta. Sostengono che si farebbero promotori di un corteo a Brasilia. L’obiettivo è fare pressione sui membri del consiglio.

Proprio due anni fa, tre imprese, Companhia Siderurgica Nacional, ArcelorMittal e Gerdau Açominas, hanno chiesto misure antidumping contro l’acciaio cinese e russo. L’indagine, condotta dal Decom (Dipartimento di difesa commerciale) del ministero dell’Industria, del Commercio e dei Servizi, ha concluso in maniera inequivocabile: è stato accertato un danno per l’industria siderurgica brasiliana. Così il dipartimento ha proposto di aumentare le tariffe di importazione. Questa decisione riapre, nuovamente, la partita.