Ue: presentato il sondaggio "Eurobarometro 2018"

venerdì 25 maggio 2018


Una fotografia senza filtri, quella che emerge dall’ultimo sondaggio Eurobarometro del Parlamento europeo. L’indagine statistica, condotta nell'aprile 2018 da Kantar Public su 27.601 cittadini dei 28 Stati membri, rivela infatti come il 60% di loro ritenga l'appartenenza del proprio Paese all'Ue una “cosa positiva”. Un dato significativo, ma anche preoccupante, se contestualizzato ad un anno dalle elezioni europee del maggio 2019. Interrogati su quali temi dovrebbero essere discussi durante le campagne elettorali in tutta l'Ue, quasi la metà degli europei (49 per cento) cita la lotta contro il terrorismo come tema prioritario, seguito da disoccupazione giovanile (48 per cento), immigrazione (45 per cento), nonché economia e crescita (42 per cento). Per gli italiani, invece, i temi più importanti da affrontare in campagna elettorale sono l'immigrazione (66 per cento), la lotta alla disoccupazione giovanile (60 per cento), l'economia e la crescita (57 per cento) e la lotta al terrorismo (54 per cento).

Sempre in riferimento al nostro paese, si registra un leggero aumento delle percentuali di gradimento dei cittadini verso l'Unione, restando comunque tra le più basse più basse in Europa. Ovvero, il 39 per cento degli intervistati ha risposto che l'appartenenza dell'Italia all'UE è una “cosa positiva”, 3 punti in più rispetto allo scorso novembre, mentre il 44 per cento - 5 punti in più - è convinto che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall'appartenenza all'UE. Ma i dati vanno anche ragionati e misurati all’interno di un contesto economico e politico europeo più complesso. Difatti, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha dichiarato che “l'Italia paga lo scotto di una ripresa economica che va a rilento, producendo insoddisfazione da parte dei cittadini, anche nei confronti delle istituzioni europee che hanno la loro responsabilità, ma c’è anche il tentativo di mandare sempre tutta la spinta negativa verso Bruxelles".

Il presidente Tajani, inoltre, ha lanciato l'allarme su populisti e euroscettici che alle prossime elezioni europee potrebbero capovolgere gli equilibri nell'Europarlamento fra le forze politiche. "C'è la possibilità di avere sia a sinistra che a destra più eurodeputati euroscettici e non è buono per l'Europa", ha precisato, sottolineando che il voto a maggio 2019 è importante anche per "difendere la democrazia contro chi l'attacca dal di fuori o all'interno dell'Unione europea".

Quanto alle elezioni europee, appunto, il 53 per cento degli italiani dichiara che una scelta del presidente della Commissione Ue indicato dall'Europarlamento li motiverebbe di più ad andare a votare, mentre il 68 per cento chiede loro un dibattito sulle questioni europee e sul futuro dell'Ue. Infine, solo il 17 per cento pensa che far parte dell'Ue sia una cosa negativa, mentre ben il 38 per cento ritiene che non sia una cosa né positiva né negativa; il restante 6 per cento non sa rispondere. Gli Stati in cui è più alta la percentuale di coloro che ritengono che far parte dell'Ue sia una cosa negativa sono la Grecia (21 per cento), colpita da una crisi economica pesantissima negli anni scorsi, e il Regno Unito (23 per cento), che sta per lasciare l'Unione; quelli in cui è più bassa sono Lituania e Lussemburgo (4 per cento entrambi). Coloro che invece registrano le percentuali più alte sono Ungheria e la Polonia (rispettivamente, il 61 per cento e 70 per cento), grandi beneficiari dei fondi Ue e fortemente convinti far parte dell'Ue sia una cosa positiva. Il Paese dove questa percentuale è più alta è l'Irlanda (81 per cento).

In conclusione, la fotografia così sviluppata è ben chiara. Ancora di più se si pensa che il 56 per cento dei cittadini europei (il 71 per cento in Italia) ritiene che nell'Unione europea sia necessario un vero cambiamento e "che tale cambiamento possa essere condotto dai movimenti e dai partiti anti-establishment". I numeri, le percentuali e le cifre spesso possono disorientare. A volte drammaticamente semplificare. Ma il countdown è già iniziato e l’Europa è in forte ritardo.


di Mauro Mascia