Americani spendono meno, crescita Usa rallenta

L’economia americana cresce meno del previsto. Con i consumatori che tirano un po’ la cinghia e il mercato immobiliare che rallenta, il pil nel primo trimestre ha messo a segno un modesto +2 per cento, meno del 2,2 per cento inizialmente stimato e meno del 2,9 per cento degli ultimi tre mesi del 2017.

La frenata però non preoccupa. Gli analisti sono convinti che l’economia sia ora in un miglior stato di salute rispetto all’anno scorso e soprattutto che accelererà. Le previsioni per il trimestre in corso non lasciano adito a dubbi: MacroEconomic Adviser prevede un pil in crescita del 5,3 per cento, la Fed di Atlanta del 4,5 per cento. A spingere è il taglio delle tasse da 1500 miliardi di dollari varato dall’amministrazione Trump alla fine del 2017, destinato a favorire i consumi e gli investimenti e quindi la crescita.

“Il rallentamento dei consumi potrebbe preoccupare, ma il dato complessivo del pil va accolto con una buona dose di scetticismo. La crescita nel secondo trimestre ha ripreso slancio” afferma Jim Baird, di Plante Moran Financial Advisors. Nei primi tre mesi dell’anno i consumi sono saliti dello 0,9 per cento, meno dell’1 per cento inizialmente previsto, con gli americani che hanno speso meno sui servizi. A contribuire allo “scetticismo” degli osservatori è il fatto che i dati del primo trimestre dell’anno sono solitamente deboli, complice l’inverno e le revisioni effettuate dal governo sui dati a disposizione.

“La debolezza del pil del primo trimestre è transitoria e prevediamo una solida ripresa nel secondo trimestre, per il quale stimiamo un +4,7 per cento. Ci attendiamo che la riforma fiscale sostenga la crescita per il resto dell’anno” mette in evidenza Pooja Sriram, di Barclays. Uno dei rischi che pesano sull’economia è una possibile guerra commerciale, i cui timori per ora si fanno sentire solamente su Wall Street. In questo contesto l’attenzione è sulla Fed alle prese da un lato con un’economia in crescita e una disoccupazione bassa e dall’altro con un quadro geopolitico incerto e un mercato azionario sotto pressione. Ad agitare gli investitori è la curva dei rendimenti che si appiattisce: la paura è che con ulteriori aumenti dei tassi da parte della Fed ci sia un’inversione della curva, ovvero tassi sui Treasury a due anni maggiori di quelli a 10 anni. Ogni recessione negli ultimi 60 anni è stata prevista proprio da questo.