Hollywood paga dazio

La guerra commerciale intrapresa dal presidente Trump contro la Cina è cominciata: dalla mezzanotte e un minuto del 6 luglio sono entrati in vigore gli annunciati dazi del 25 per cento su 818 prodotti industriali e tecnologici, per un valore complessivo di 34 miliardi di dollari.

Il Presidente americano ha motivato le sue decisioni spiegando di voler rivitalizzare il mercato americano e soprattutto limitare pratiche anti-concorrenziali messe in campo da troppo tempo dal paese del dragone

https://ustr.gov/about-us/policy-offices/press-office/press-releases/2018/march/president-trump-announces-strong.

Pechino non è certo rimasta a guardare e ha risposto a quello che ha definito “bullismo commerciale” facendo scattare contemporaneamente altrettante sanzioni su 545 prodotti a stelle e strisce. Un braccio di ferro economico-finanziario a cui tutto il mondo guarda con preoccupazione soprattutto perché non accenna a placarsi: la Casa Bianca ha infatti annunciato che i provvedimenti contro l’export cinese potrebbero continuare fino a raggiungere i 500 miliardi di dollari, circostanza alla quale Xi Jinping ha fatto sapere di voler rispondere colpo su colpo.

Ma a trovarsi coinvolto e soprattutto danneggiato in questo scontro tra le due superpotenze potrebbe essere un settore meno monitorato ma che in questi ultimi anni ha costruito molto sul terreno comune del profitto: l’industria cinematografica.

Da tempo Pechino guarda con interesse a Hollywood ed è diventata una preziosa fonte di investimenti mettendo a segno colpi commerciali strategicamente molto rilevanti: non c’è solo Wang Jianlin con il suo Wanda Group che in pochi mesi ha acquistato le sale cinematografiche della AMC, gli studios della Legendary e stretto accordi con la Sony, ma anche Jack Ma di Alibaba, che nel 2016 si è accordato con la società di produzione Amblin di Steven Spielberg per co-produrre una mezza dozzina di film.

E mentre crescono gli investimenti cinesi negli Usa, contemporaneamente aumenta l’interesse americano verso la nazione asiatica a partire dalla distribuzione: basti pensare che nel 2017 la Cina è diventata il paese con il più alto numero di schermi al mondo, 50.776, e che ogni anno, in media, ne vengono creati 21 nuovi al giorno.

Non soltanto. Nei primi tre mesi di quest’anno gli incassi del cinema cinese hanno superato quelli degli Stati Uniti, avvalorando la tesi che si va consolidando da tempo che Pechino possa diventare la nuova “cassaforte” delle produzioni hollywoodiane.  E non è un mistero che da tempo le pellicole Usa strizzino l’occhio al gusto degli spettatori cinesi: negli ultimi anni, alcuni film prodotti con budget milionari si sono rivelati un flop in patria, ma hanno riscosso un successo inaspettato e salvifico in Cina, un caso su tutti quello di Warcraft nel 2016. Inevitabile quindi che le Major si adattino sempre di più ai desideri degli spettatori inserendo scene o prodotti riconducibili al paese asiatico, sostituendo i personaggi “cattivi” assegnando loro altre nazionalità ed edulcorando scene poco gradite ai censori di Pechino http://www.businessinsider.com/hollywood-movies-in-china-2016-10?IR=T.

Ma l’escalation della guerra commerciale tra i due paesi potrebbe cambiare questo scenario e sta preoccupando non poco Hollywood: se fino ad ora era ottimista sul fatto che un nuovo accordo con i cinesi avrebbe rafforzato la sua posizione, nella situazione attuale comincia a capire che potrebbe soffrire gravi conseguenze per una eventuale brusca frenata nell’accesso ad un mercato rivelatosi ormai insostituibile. Lo scontro quindi si annuncia lungo ed incerto e le conseguenze per le due superpotenze mondiali si andranno a delineare con il tempo, anche in settori meno scontati ma altrettanto irrinunciabili.