Cina: guerra dazi Usa, Pil trimestre frena a +6,7%

La guerra commerciale con gli Usa proietta la sua ombra sulla crescita della Cina: l’economia frena al 6,7% annuo nel secondo trimestre del 2018 e, pur se sostenuta dai robusti consumi, trova il passo più lento dal 2016. Il dato, largamente in linea con le attese degli analisti, ha su base congiunturale un rialzo dell’1,8%, più alto dell’1,6% delle previsioni medie della vigilia. Malgrado la performance sia più alta del target del “circa 6,5%” annunciato a marzo dal governo, il periodo aprile-giugno si confronta con il +6,8% di gennaio-marzo, fatto che rilancia i timori sull’impatto dei dazi per 34 miliardi decisi dagli Usa sull’import del “made in China”, ai quali ne seguiranno altri 16 a fine mese e ad agosto/settembre ulteriori 200 miliardi se la minaccia dell’amministrazione di Donald Trump dovesse trovare attuazione contro “le violazioni della proprietà intellettuale e l’appropriazione di tecnologia”. “In generale, l’operatività economica della Cina ha mantenuto il suo trend di sviluppo stabile e in miglioramento”, ha notato Mao Shengyong, portavoce dell’Ufficio nazionale di statistica presentando i dati e ricordando che il semestre si è concluso comunque a +6,8%.

Mao ha riconosciuto che la domanda esterna è “un fattore estremamente importante” di cui preoccuparsi sia per “l’aumento delle incertezze esterne” sia per la ristrutturzione economica sul fronte domestico che presenta difficoltà. Gli Usa, infatti, sono il principale mercato di riferimento e la fonte primaria del surplus commerciale, mentre l’ulteriore stretta potrebbe pesare fino allo 0,2% di minor Pil, insieme a minori importazioni per il 6,5% e a un taglio dell’export verso gli Usa del 8,6%. Uno scenario che potrebbe mettere in difficoltà l’obiettivo del presidente Xi Jinping di costrure “una società moderatamente prospera” con il raddoppio del Pil del 2010 e del Pil pro capite entro il 2020. Il Prodotto interno lordo nel primo semestre è salito a 41.890 miliardi di yuan (6.260 miliardi di dollari), ma la crescita di investimenti fissi (+6% nel primo semestre, l’1,5% in meno sul primo trimestre) e vendite retail (+9,4% contro +9,8%) ha segnato il passo, mentre l’export è aumento di appena il 4,9% a gennaio-giugno. Le Borse cinesi hanno registrato i timori e terminato gli scambi in calo: Shanghai a -0,61% e Shenzhen a -0,10 per cento.