Mezzogiorno: punto e a capo

Un’analisi empirica, completa ma soprattutto realistica quella presentata da Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, e contenuta nelle Anticipazioni al Rapporto sull’economia e la società del Mezzogiorno 2018.

Indubbiamente il 2017 è stato un anno difficile eppure, a differenza dell’anno precedente, la maggior parte dei Paesi europei hanno presentato un incremento positivo: la ripresa rimane significativa in Spagna (3,1 per cento), si consolida in Germania (2,2 per cento), accelera in Francia (2,2 per cento) e parzialmente migliora in Italia, anche se con tassi più moderati: nello specifico, il prodotto nel 2017 è cresciuto dell’1,5 per cento, rafforzando così l’aumento registrato l’anno precedente (0,9 per cento). Ma l’aspetto non trascurabile, tenendo conto del particolare del contesto internazionale a causa dei dazi americani, è che la ripresa dell’economia italiana sia stata più robusta grazie all’estero, ovvero favorita dall’espansione della domanda mondiale e dai prezzi relativi dei prodotti italiani.

Per quanto riguarda, invece, la crescita dell’economia meridionale nel triennio 2015-2017, solo parzialmente è stato recuperato nel Sud il patrimonio economico e sociale disperso dalla crisi. Si registra, quindi, una ripresa trainata dagli investimenti privati (cresciuti nel 2017 del 3,9 per cento) con forte disomogeneità tra le regioni del Mezzogiorno: nel 2017, Calabria, Sardegna e Campania riportano il più alto tasso di sviluppo, ma con occupazione più debole e precaria. Inoltre, l’ampliamento del disagio sociale tra famiglie in povertà assoluta e lavoratori poveri, è la riprova di quello che viene definito “nuovo dualismo demografico”, ovvero meno giovani e meno Sud.

Nel 2017 il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa del 2016, tuttavia questa rischia di frenarsi a causa dell’incerto contesto economico e industriale italiano. Infatti, sebbene i dati certifichino come il Pil sia aumentato al Sud dell’1,4 per cento, rispetto allo 0,8 per cento del 2016, gli investimenti fissi lordi sono ancora inferiori del -31,6% (ben maggiore rispetto al Centro-Nord, -20 per cento). Quindi, ben lontani ai livelli pre-crisi. Ancora più preoccupante, inoltre, è la contrazione della spesa pubblica corrente nel periodo 2008-2017, -7,1 per cento nel Mezzogiorno, mentre è cresciuta dello 0,5 resto nel resto del Paese. Infine, nella media del 2017 l’occupazione nel Mezzogiorno è di 310mila unità inferiore al 2008, mentre nel complesso delle regioni del Centro-Nord è superiore di 242mila unità.

Insomma, c’è poco da essere ottimisti. Anzi, i dati presentati non fanno altro che confermare la superficialità delle politiche sia in termini qualitativi che quantitative. I decisori pubblici, per contro, non possono più sottrarsi a soluzioni strutturali, omogenee e continuative negli anni a venire. Il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, ha commentato le Anticipazioni affermando che “purtroppo, ancora una volta, quelli illustrati sono stati numeri mortificanti che confermano come la politica economica portata avanti per il Sud dai precedenti governi è stata inefficace: incapacità e disattenzione hanno aumentato la frattura tra Nord e Sud”.

Vedremo. Si tratta di aspettare ancora pochi mesi, quando verrà presentata dal nuovo Governo la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Def) e la prima Legge di Bilancio. Due provvedimenti che potrebbero contenere possibili soluzioni e nuovi metodi. In quella sede il ministro Lezzi dimostrerà la nuova (efficace) politica economica per il Sud.