Complottisti di lotta e di governo

Ha destato molto scalpore l’intervista concessa a “Libero” dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il quale ha dichiarato, senza mezzi termini, di aspettarsi un attacco speculativo contro l’Italia alla fine del mese di agosto.  Secondo il numero due della Lega la natura di tale offensiva finanziaria sarebbe prettamente politica: “Il governo populista non sarebbe tollerato. La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol far abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti, ma l’orizzonte dell’esecutivo non sarà di breve termine. L’accordo con il Movimento 5 Stelle è saldo”. Ora, di fronte all’aggravarsi della situazione internazionale e, ancor di più, nella ovvia necessità di trovare una qualche scappatoia propagandistica per non dover ammettere chiaramente che le principali promesse elettorali delle due forze al potere sono obiettivamente irrealizzabili, il buon Giorgetti si è portato avanti col lavoro, per così dire, rispolverando il vetusto armamentario del complottismo, assai tipico dei più dispotici regimi del passato. 

In tal modo, propinando l’ennesima pozione ad uso e consumo di gonzi, sprovveduti e analfabeti funzionali, si cercherebbe quanto meno di mettere le mani avanti, in attesa che il previsto redde rationem dei mercati, innescato non da occulte cospirazioni finanziarie, bensì dall’accresciuto rischio di default causato dalle follie programmatiche dell’esecutivo giallo-verde, riporti il Paese alla dura realtà dei fatti. D’altro canto, una volta che si è varcato il Rubicone di una intesa di governo che, principalmente sul piano delle false aspettative, sarebbe riduttivo definire azzardata, ai leghisti non restano obiettivamente molti altri argomenti per giustificare un fallimento politico che era giù scritto a caratteri di piombo. E, dunque, ci può anche stare che gli eredi di Umberto Bossi, in evidente difficoltà a far quadrare i conti di un programma di governo demenziale, si aggrappassero disperatamente al capro espiatorio del nemico esterno in combutta con le quinte colonne delle élite nazionali. Tuttavia c’è sempre un limite alla robaccia propagandistica e alle balle spaziali, soprattutto in un mondo aperto come quello odierno.

E, se con la stessa robaccia, in un momento di grande travaglio politico, risulta anche possibile – come in effetti è accaduto il 4 marzo – stravincere le elezioni, appare assai più arduo amministrare un sistema che ha bisogno come l’aria di mantenere un minimo di reputazione nei confronti del vastissimo popolo degli investitori finanziari. Caro Giorgetti, quando si devono rinnovare ogni anno circa quattrocento miliardi di titoli di Stato, che in buona sostanza servono a pagare le pensioni, la sanità e gli stipendi dei pubblici dipendenti, io ci andrei piano nell’imitare la retorica complottistica che caratterizza da sempre i più illiberali e inaffidabili regimi politici. Non ce lo possiamo permettere.