Reddito di cittadinanza all’altezza delle promesse?

Il “Reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia dei grillini, se approvato spiegherà i suoi effetti a partire dal prossimo aprile producendo, per l’anno corrente, una spesa sociale stimata in circa 8,8 miliardi di euro.

Sicuramente finirà nel primo ordine del giorno del primo Consiglio dei ministri utile; ma in attesa della sua approvazione si discute su quale potrebbe essere il contenuto del decreto definitivo. A tale riguardo, Affaritaliani.it il 6 gennaio scorso ha pubblicato quella che potrebbe essere la bozza definitiva. Da questa scaturisce una previsione piuttosto rosea che stima una spesa di 6,1 miliardi di euro (cifra già stanziata per l’anno corrente) ai quali devono aggiungersi circa 550 milioni di euro (potenziali) che andranno a sopperire nei primi 3 mesi del 2019 alla copertura delle spese per i beneficiari Rei (reddito di inclusione).

Il sussidio anti-povertà proposto dal viceministro di Luigi Maio potrebbe rilevarsi non all’altezza delle aspettative. Difatti, al fine di rimanere negli stretti vincoli imposti dal decreto (6,1 miliardi di euro nel 2019; 7,75 miliardi di euro nel 2020; 8 miliardi di euro nel 2021, e 7,84 miliardi di euro dal 2022), l’incentivo che su una platea stimata di 1,7 milioni di famiglie scende da 500 euro mensili a 400, potrebbe arrivare a poco meno di 140 euro mensili qualora i calcoli venissero fatti tenendo conto dei 4,9 milioni di potenziali beneficiari.

I dati sono per ora solo delle stime, ma sembrerebbero essere condivise. Il Sole 24 Ore analizzando gli Isee ordinari presentati in Italia nel 2016 (ultimo dato disponibile) ha stimato una platea di beneficiari di circa 2,5 milioni e un incentivo di meno della metà dei 780 euro previsti (circa 293 euro mensili a famiglia).

Alla luce di ciò, ci si chiede se non venga a ridimensionarsi anche l’auspicato effetto moltiplicativo sul reddito della propensione al consumo che nel decreto viene stimato con un incremento pari a 1.