Visco, crescita debole per grave mancanza di investimenti

Siamo di fronte alla crisi più grave per l’economia dei paesi occidentali, ormai è acclarato, e l’Italia in questo contesto sconta più di altri gli errori del passato e soprattutto una grave mancanza di investimenti che frena produttività e crescita.

Quello che è cambiato rispetto a questi “Anni difficili” è che dalla primavera dello scorso anno il protezionismo, le incertezze politiche hanno alimentato ancora di più la paura generando nuovi timori e senso di insicurezza. Una miscela da cui nascono nuove scelte geopolitiche, dai populismi-sovranismi alle diverse posizioni assunte sulla cosiddetta “via della Seta”. Come se ne esce, soprattutto in Italia? Con misure strutturali e politiche caute raccomanda Ignazio Visco dopo aver descritto lo scenario in cui viviamo presentando a Napoli il suo libro “Anni difficili” appunto, questi ultimi dieci. Il pericolo, in assenze di scelte giuste, è che invece di scrivere nel prossimo libro - scherza il Governatore parlando all’Università Federico II - come ne siamo usciti, dovremmo scrivere “anni difficili 2, la vendetta”. La spada di Damocle è sempre il debito pubblico, ripete Visco, che non permette di liberare la spesa per interessi e per gli investimenti necessari a ripartire e rappresenta ancora la misura della paura dei mercati rispetto alle nostre capacità di risposte adeguate. L’analisi dei settori dove intervenire è impietosa e ancora una volta il Sud appare penalizzato in modo netto. Il numero uno di Via Nazionale difende tuttavia le scelte fatte in passato, nonostante le critiche, perché altrimenti sarebbe stato peggio. A Berlusconi in piena tempesta, ricorda, fu offerta una via di uscita con condizionalità simili a quelle applicate alla Grecia e nemmeno sufficienti. L’austerità di Mario Monti fu quindi necessaria anche perché, con il senno di poi la medicina somministrata ad Atene fu nella sua applicazione sbagliata, riconosce Visco. La situazione delle banche italiane inoltre, fino alla metà del 2013 era diversa da quella spagnola per poter intervenire con una bad bank per le sofferenze. E successivamente fu impossibile, lamenta il Governatore, tornando solo con un accenno al circolo vizioso banche-debito per affermare che il peso dei titoli di Stato sugli attivi delle banche era al 5% ora è al 10% dopo essere stato al 12%, ma il vero problema non è tanto la presenza del debito pubblico nelle banche quanto l’esistenza di un elevato indebitamento, tiene a precisare.

L’auspicio di Visco quindi è quello di “fare attenzione a non far scendere troppo” l’avanzo primario come garanzia per un contenimento del deficit. Intanto da quando è tornato a salire lo spread ad acquistare i titoli di Stato non sono le grandi banche, quelle definite ‘significative’ ma “le piccole, le cooperative”, attratte forse dal rendimento e dalla assenza di grandi azionisti a cui rispondere nell’immediato. Questo a lungo andare potrebbe rappresentare un problema ed è per questo che esiste già un “attento monitoraggio”.