Continua la campagna “Ora Basta! del quotidiano “L’Opinione” per sensibilizzare i lettori sulle sottovalutate e catastrofiche controindicazioni del Codice degli appalti sulle opere pubbliche, grandi e piccole. Ne parliamo con Gennarino Tozzi.

Ingegner Tozzi, lei è direttore Progetti infrastrutturali di Atlantia?

Sì, ma ci tengo a precisare che aderisco a questa intervista come persona che da oltre 35 anni svolge il suo ruolo nel mondo degli appalti pubblici e delle costruzioni di infrastrutture, avendo anche ricoperto negli anni posizioni di amministratore delegato di imprese di costruzioni. Pertanto tutte le considerazioni che seguiranno alle sue domande sono esclusivamente a titolo personale e non come direttore di Atlantia. Il Gruppo Atlantia infatti non ha mai messo in discussione o commentato, né intende farlo, le leggi che il Governo e il Parlamento del Paese hanno emanato essendo sempre stata rispettosa delle regole che di volta in volta sono state approvate.

Gli appalti sono fermi: da cosa dipende secondo lei?

Non c’è un unico motivo per cui gli appalti sono fermi, ma le cause sono diverse. Sicuramente l’ultimo Codice degli appalti varato non favorisce una rapida esecuzione delle opere. Inoltre i tempi approvativi per realizzare un’opera sono troppo lunghi e troppe volte nel corso delle varie autorizzazioni che bisogna ottenere, si determinano contraddizioni nelle varie prescrizioni con la conseguenza che i processi autorizzativi vanno ripetuti allungandosi nel tempo, oppure durante le procedure approvative cambiano le volontà politiche sulla necessità di eseguire l’opera; mediamente non basano 10 anni per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per cantierare un’opera di importanza nazionale. Poi oggi i funzionari pubblici che devono sovra intendere ed assumere responsabilità durante il corso degli appalti, si trovano ad operare con una normativa incompleta, confusa, poco chiara e quindi non si sentono tutelati e hanno paura ad operare, rimandando decisioni o cercando di fare assumere responsabilità ad altri.

Cosa non va nel Codice degli appalti?

Purtroppo a mio giudizio il Codice degli appalti va completamente riformulato, essendo ancora incompleto, con norme scritte solo per combattere la corruzione, dimenticando la necessità di realizzare le opere presto e bene. Chi ha scritto il Codice, a mio giudizio non aveva le competenze specifiche e non conosceva i meccanismi del settore. Il Codice è stato scritto con la volontà di cercare il corrotto e non per far ultimare rapidamente le opere necessarie al Paese. In realtà, anche se la corruzione esiste, il fenomeno è ingigantito, perché non è vero che tutto il settore, come si vuole far credere, è corrotto. La maggior parte delle aziende sono realtà serie che operano in un mercato molto difficile. Inoltre il codice non risolve il problema della corruzione, basti pensare all’offerta economicamente più vantaggiosa che è quanto di meno trasparente si possa immaginare. Io da anni sostengo che la cosa migliore sia il massimo ribasso, ma con una selezione a monte di imprese veramente competenti, in ragione del lavoro da svolgere, economicamente solide e che abbiano dimostrato negli anni grande attenzione ai temi di sicurezza del lavoro e ambiente; invece la tendenza delle regole è stata fino ad oggi quella di aprire sempre di più il mercato, anche ad imprese titolate sulla carta solo formalmente, con la conseguenza di dover formulare ribassi non sostenibili, che poi determinano grandi difficoltà e sofferenze durante il corso dei lavori.

Quali sono i possibili rimedi?

Riscrivere oggi il Codice sarebbe troppo lungo e complesso, mentre il Paese ha bisogno di rimettersi in moto immediatamente. Ne consegue che l’unica soluzione percorribile è quella di abrogare il Codice attuale e far diventare legge dello Stato le norme comunitarie in materia, con piccole e modeste modifiche per adattare il testo alla realtà italiana, riprendendo nel contempo il precedente Regolamento n. 207 del 2010; peraltro come è stato adottato da alcuni Paesi europei.

Come si può far ripartire la macchina dell’Amministrazione?

Come detto, ci vogliono regole certe che i funzionari pubblici possono applicare senza preoccuparsi di dover subire procedimenti da parte della giustizia penale o contabile. Inoltre è necessario snellire i processi autorizzativi e in tal senso penso alla necessità di riunire Via e Conferenza dei servizi in un’unica procedura amministrativa.

Cosa serve al mondo dell’impresa?

Purtroppo oggi il mondo delle imprese vive una crisi profonda che ha visto la chiusura di molte aziende un tempo qualificate e solide. Tutto ciò a causa della mancanza di appalti, di pagamenti incerti, di contenziosi infiniti che hanno determinato profonde crisi finanziarie con il conseguente fallimento. Per riattivare il settore occorrono quindi finanziamenti per le infrastrutture e regole certe che consentono agli appalti di svilupparsi rapidamente.

Cosa salverebbe del Codice?

Nulla.

Una parola sulle concessioni.

Le concessioni di costruzione e gestione, se gestite bene, sono un importante strumento per la realizzazione di opere infrastrutturali che non gravano sul debito pubblico del Paese.

È giusto dire “Ora basta”?

È giusto, ma se devo essere sincero, forse è anche troppo tardi per dire “ora basta”; non vorrei che a brevissimo non rimanga che dire “si salvi chi può”. La crisi è profonda bisogna sbloccare immediatamente la macchina e ripartire, ma al momento non vedo le giuste condizioni per farlo.