“Ora Basta!”, parla Marciano Ricci

“Il piano del Governo  per l’edilizia e per il Codice degli appalti così come riportato dai giornali economici non può andare bene, soprattutto laddove si fa carico del salvataggio dei grandi gruppi ma ignora tutta la filiera di fornitori che si portano dietro e che andrebbe inevitabilmente a gambe all’aria”. 

Parola di Marciano Ricci, imprenditore e sindaco di Montaquila. Che in questa  intervista “si permette” di dare qualche consiglio prezioso al ministro Matteo Salvini. L’unico che, a quanto pare, goda della sua fiducia.

Ricci, che vorrebbe dire a Salvini?

“Lo vorrei ringraziare per avere mosso il problema delle grandi opere, del codice degli appalti e della sua abrogazione e per essersi interessato della disastrosa situazione del settore. Ciò detto però, avrei un altro consiglio da dargli”.

E cioè?

“Non può andare bene che si salvino solo i grandi colossi del mercato con l’intervento dell Cassa depositi e prestiti e conducendoli verso un concordato, perché così si escludono tutti i i piccoli legati come subappaltanti o fornitori ai medesimi gruppi. Piccoli imprenditori che si troverebbero semplicemente a dovere chiudere e a mandare a spasso tutti gli operai e Dio solo sa se ce ne è bisogno”.

In pratica cosa dovrebbe fare Matteo Salvini, secondo lei?

“Battersi in Consiglio dei ministri perché ci sia un salvataggio diciamo più democratico. Se si salvano le grandi imprese -  ed è giusto - si devono aiutare  però anche le piccole e   medie imprese che attendono i pagamenti dal colosso in crisi, altrimenti si fa la solita operazione elitaria e così non va bene...”.

E del Codice degli appalti che ne facciamo?

“Al punto cui siamo arrivati tanto vale abrogarlo e utilizzare la normativa europea”.

Ritorniamo al massimo ribasso?

“Ma sì, per forza, con clausola della anomalia. Se un ribasso per l’ente appaltante presenta un’anomalia e l’appaltatore non riesce a ovviarla e a dimostrare di poterla superare, l’appalto passa alla seconda impresa aggiudicataria nella classifica della gara di appalto”.

Cosa non va nel sistema delle migliorie?

“Non ha una logica, il progetto esecutivo lo decide una commissione la quale chiede migliorie all’aggiudicatario e su cui sempre la stessa commissione di poche persone giudica la congruità senza alcun contraddittorio possibile. E’ un sistema non trasparente, non democratico e  non immune da sospetti. Meglio tornare al sistema precedente che ha funzionato per decenni, con il correttivo della anomalia”.

I suoi suggerimenti sono molto tecnici e nel dettaglio. Lei pensa che Salvini possa sovrapporsi al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli in Consiglio dei ministri?

“E’ quello che tutti noi costruttori ci auspichiamo. Questo Codice degli appalti è talmente farraginoso che non si può emendare, meglio abolirlo. E non ci devono essere quelle resistenze più o meno moralistiche tipiche dell’altro partito di governo che stanno immobilizzando tutto il Paese”.