Visco: “Spread doppio in un anno di governo, pesa su prestiti”

Un dato di fatto: lo spread fra Btp e Bund, ora a 280 punti, si è raddoppiato rispetto all’inizio del 2018 e prima delle elezioni che hanno dato vita al Governo gialloverde.

Poi due constatazioni: “Non c’è dubbio che ci sia una correlazione” fra questi due elementi e che l’aumento ora sta iniziando ad avere negativo sui prestiti a famiglie e imprese. Quindi la spiegazione sulle cause: “i premi sui Cds (credit default swaps) suggeriscono” che lo spread sia salito per la crescita del rischio di credito” e i timori di uscita dall’euro, cavallo di battaglia di diversi esponenti della maggioranza e messo solo in sordina da qualche mese.

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco sceglie la conferenza del prestigioso Aaron Insitute israeliano per affrontare, seppure senza nominare i politici, uno dei temi caldissimi della campagna elettorale per le elezioni europee: l’impennata dello spread a seguito delle dichiarazioni di voler sforare i limiti di bilancio Ue di fronte al rallentamento economico e all’incognita Iva. Malgrado le banche siano riuscite fino a ora a ammortizzarne gli effetti, lo spread inizia a farsi sentire sui tassi dei finanziamenti e sulla politica di concessione del credito. Primi segnali erano arrivati in autunno, poi smorzati con la discesa dello spread ma le ultimi analisi di Banca d’Italia appunto, ricorda Visco, segnalano un irrigidimento delle condizioni di credito che, se prolungato, rischia di avere un effetto sull’economia reale. Visco chiede quindi di stabilire “ora” un percorso di discesa a medio termine del debito e sottolinea come di questo “io continuamente discuto con il governo”. Tuttavia il governatore, come già il premier Conte nelle scorse ore, sembra nutrire una certa fiducia che le dichiarazioni ‘bellicose’ di alcuni politici, in primis il vicepremier Matteo Salvini, si raffreddino dopo il voto.

“La speranza - spiega - è che, dopo le prossime elezioni europee, si ristabiliranno le condizioni per riprendere l’agenda delle riforme e spingerla avanti con rinnovato vigore. Altrimenti la canzone (dei Beatles) suona: “La strada lunga e ventosa... non scomparirà mai”.

L’Italia infatti soffre, come la Germania, il rallentamento dell’economia mondiale anche a causa delle tensioni sui dazi e la conseguente frenata dell’export (oltre che le difficoltà dell’industria dell’auto). Certo ci sono segnali di recupero del Pil, uscito dalla recessione con un +0,2 per cento nel trimestre ma per tornare a una crescita duratura la strada è sempre quella indicata da anni da Via Nazionale, “affrontare i due problemi strutturali: la stagnazione della produttività osservata dagli anni Novanta e l’alto livello del debito pubblico”.

Un debito che oltretutto, con la crescita dei tassi, comporterà una sempre maggiore spesa pubblica in interessi. E poi ci sono le banche. Le italiani hanno fortemente ridotto i crediti deteriorati (Npl) e continueranno a farlo nei prossimi anni e ora si trovano a dover gestire le inadempienze probabili (Utp), ovvero crediti di aziende in momentanea crisi ma che potrebbero ripartire. Un lavoro che gli istituti possono svolgere assieme a fondi e operatori del settore ai quali legislatori e vigilanza “devono dare il loro supporto”.