L’Adriatico del dopo sisma tra strade inutili e rifiuti

C’è un combinato disposto che mira ad impoverire l’Italia, e non risparmia certo gli agricoltori. Soprattutto lungo le regioni adriatiche (dalla Puglia alle Marche) i contadini stanno subendo espropri che consentiranno di far largo a gasdotti (che approvvigioneranno i Paesi nordeuropei) come a inutili e costose strade (è il caso della Pedemontana marchigiana). Così dal Salento all’Abruzzo (fino a Sulmona) sta sorgendo un gasdotto inutile all’Italia (il nostro Paese non può usare quel gas né lucrarci sopra) e lo Stivale viene concesso come servitù di passaggio agli interessi economici di Polonia, Olanda e Danimarca. Agli italiani cosa ne viene? Espropri non ancora pagati di terreni fertili, e denunce penali agli agricoltori che protestano.

Alcuni agricoltori di Lecce stanno addirittura usando i risarcimenti (che ancora devono ricevere dalle aziende esproprianti) per pagare le spese legali dei processi, che lo Stato ha proditoriamente messo su per colpire questa gente: siamo al vecchio adagio “cornuti e mazziati”. Come se non bastasse, le utenze telefoniche ed i contatti social (Facebook, Whatsapp) dei contadini irriducibili vengono monitorati da Digos, Servizi segreti e Polizia postale: ma quale Stato tratta come terroristi i custodi della terra? Coloro che da generazioni permettono a quest’Italia di avere per vanto prodotti come olio, vino, grano e frutta d’ogni specie e varietà. La recente ricerca di Legambiente ha dimostrato come, solo nell’ultimo decennio, siano state sottratte all’agricoltura estensioni di terra grandi quanto una città di 100mila abitanti, e per realizzare nuove strade ed opere spesso inutili ma bisognose periodicamente di manutenzione: e mentre spuntano nuove strade, lo Stato evita di rammentare ai gestori gli obblighi di manutenzione su viadotti e vecchi ponti.

Il massimo della raffinatezza societaria per erodere territorio ad agricoltura, pascoli e boschi è stato toccato nel quadrante marchigiano del cratere sismico. Lì opera la Quadrilatero Marche-Umbria Spa. La committenza è pubblica: 92,4% Anas Spa 5,2% Regioni Marche e Umbria, 1,3% Camere di commercio e 1,1% Province. L’oggetto contrattuale recita “Contratto di affidamento a contraente generale per le attività di progettazione e realizzazione con qualsiasi mezzo dell’asse viario Marche-Umbria e quadrilatero di penetrazione interna - Maxi Lotto 2”. Un progetto ultraventennale, pensato prima del terremoto, che ora servirebbe solo per separare boschi e campagne. Questo perché la popolazione è andata via, parimenti hanno chiuso circa il 90 per cento delle aziende. Il miracolo economico marchigiano è finito da un pezzo, e la realizzazione di queste arterie serve solo a salvare la Astaldi che fa girare danaro pubblico. In tanti si chiedono se non sia il caso d’utilizzare quelle risorse nella manutenzione e ricostruzione dei tanti viadotti crollati o pericolanti.

Per l’Astaldi il danaro pubblico messo nel frullatore delle grandi opere è solo in piccola parte utile a scongiurare il collasso: il grande colosso, il general contractor delle opere pubbliche, è oggi in concordato ed ha sempre più le gambe d’argilla. E qui s’innesca il gioco perverso di società bioniche (mezze pubbliche e mezze private) che stanno gestendo l’esproprio delle terre coltivate per farne giungle d’asfalto, incuranti della desertificazione delle aree, dell’estinzione delle comunità rurali. Così nemmeno un avvocato esperto di diritto societario riesce a capire in che modo e quanto Astaldi controlli il “Contraente generale”, ovvero “Dirpa 2 S.c.a r.l.”, e soprattutto dove inizino le competenze della società Exproprianda (che dal 2003 si cura d’espropriare i terreni) e dove finiscano quelle della Quadrilatero. Poi c’è l’Anas, recentemente entrata con quote nella Quadrilatero per trasformarla in un soggetto pubblico. Tutto questo giochetto societario ha innescato un vero e proprio rimpallo di competenze tra chi dovrebbe liquidare i contadini espropriati. Intanto la spada di Damocle del sempre incombente fallimento dell’Astaldi, società privata a cui il pubblico ha delegato (a mo’ di filtro) di procedere alla liquidazione dei terreni espropriati, potrebbe spostare a tempi indefiniti la liquidazione dei contadini. Del resto numerosi sono i precedenti di terreni espropriati da società private di scopo, e per conto di grandi aziende partecipate, e mai liquidati ai proprietari per via del fallimento delle aziende che fungevano da filtro. Nel caso della Pedemontana marchigiana, se fallisse una delle società private ai contadini verrebbe detto di mettersi in coda ai creditori. E di creditori l’Astaldi nel ha davvero tanti.

Come se non bastasse, le aree terremotate sono ora finite anche nel mirino di chi vorrebbe realizzare delle discariche, casomai per convogliarci prima i rifiuti di Roma e poi quelli di grandi insediamenti industriali. Ata 3 è l’organo di diritto pubblico di cui la Provincia di Macerata si è dotata per la gestione dei rifiuti, e perché qualcuno vorrebbe che i marchigiani si riciclassero nell’industria dei rifiuti, e per superare il tramonto dell’industria calzaturiera, tessile e del mobile. Ma l’installazione di discariche aggiungerebbe al danno la beffa, portando alla distruzione il settore vitivinicolo, come il turismo e le produzioni di miele e zafferano. Quindi le aree colpite dal sisma ora vengono anche penalizzate dall’uomo.

Ma non è un caso singolo, tra l’Abruzzo e le Marche (da L’Aquila ad Ancona) innumerevoli vallate incontaminate sarebbero oggi nel mirino di multinazionali che vorrebbero, forti della rarefazione demografica, installarci impianti di riciclaggio per rifiuti indifferenziati, plastiche, inerti, o lavorazioni di combustibili di varia provenienza. L’Italia viene distrutta, e ci si chiede come un vecchio mugnaio se esista ancora un giudice a Berlino.