Disinformazione sulla vicenda Popolare di Bari a La7

La vicenda Banca Popolare di Bari è l’ultima débâcle finanziaria che colpisce soprattutto gli azionisti di territorio, che, come sempre avviene, ripongono nelle banche locali la loro fiducia, risparmi e richieste di finanziamenti per sostenere progetti di lavoro e famiglia. Amministratori disonesti non devono far perdere la fiducia al sistema delle banche popolari, che fondano il loro principio nella democratica visione della cooperazione.

Il destino di chi ha commesso le gravi irregolarità che emergono sarà scritto speriamo con l’affermazione della verità. I processi sommari imperversano nelle trasmissioni televisive, nei giornali che fanno della parzialità il loro credo, nelle trasmissioni radiofoniche nelle quali improvvisati esperti tuttologi alimentano i fuochi di una disinformazione che ci riporta ai tazebao maoisti.

Abbiamo assistito il 6 febbraio scorso all’Aria che tira, trasmissione televisiva condotta da Myrta Merlino su La7 alle 11,30 del mattino. Argomento principe: la Banca Popolare di Bari. Ospiti in trasmissione: un sindacalista della Fabi (la sigla con i maggiori iscritti fra i lavoratori bancari) il giornalista del Fatto quotidiano Gianni Barbacetto, Giuseppe Ghisolfi vicepresidente Abi, oltre ad un ex manager di Unicredit che vittima di una causa legale si scaglia, lancia in resta, contro tutto ciò che fa banca nella libertà di opinione. Naturalmente, ognuno è libero di esprimersi. Ma la conduzione del programma avrebbe dovuto impedire la diffamazione senza contraddittorio e la semina di informazioni errate.

Commentando le intercettazioni si è giunti a quelle dell’ingegner Vincenzo De Bustis, che della Popolare è stato amministratore delegato dal 2018 fino alla fine del 2019, proprio attraverso la sua posizione di critica nei confronti del management. In un’intervista del dicembre scorso pubblicata sul Corriere della Sera De Bustis evidenziava comportamenti scorretti e fraudolenti. Risultato: la Banca d’Italia commissariava la Popolare di Bari dopo 48 ore dalla presa di posizione di De Bustis. Il quale dichiarava testualmente: “Al management della banca dovrà essere applicata l’azione di responsabilità”.

Ergo, un comportamento volto a fare luce e non ad essere connivente. Siamo anche certi, perché è prassi consolidata, che senza l’avallo di Bankitalia la nomina di De Bustis non sarebbe mai avvenuta. Ma bisogna ringraziarlo. Perché senza la sua denuncia pubblica sul Corriere, da molti considerata improvvida, non avremmo saputo nulla. Eppure, i benpensanti sostengono che quelle “parole si pensano, si dicono in camera caritatis, nelle segrete stanze e mai in una intervista pubblica”.

Eppure, De Bustis è stato ritenuto dagli ospiti della Merlino persona senza i requisiti di onorabilità. Cosa non vera. Gli è stato affibbiato il tracollo di Mps. Lui era direttore generale in tempi nei quali spadroneggiava quel presidente massone, Giuseppe Mussari, chiedendo scusa alla Massoneria per avere cotanto fratello fra le sue fila, che come egli stesso dichiarava di banche non capiva nulla. E infatti lo misero anche a presiedere l’Abi. Il prode Mussari fece di tutto per costringere alle dimissioni De Bustis, troppo ingombrante e attento.

Peraltro, non è stato detto che lo stesso De Bustis è stato amministratore delegato di Deutsche Bank Italia. Sappiamo quanto i tedeschi abbiano attenzione alle capacità tecniche e gestionali nella scelta dei loro manager. Fondò anche Banca 121, dimostrando una visione moderna e innovativa di fare banca. Quando Ghisolfi, uomo Abi, ha dichiarato che “esistono banche gestite da banditi”, chi dovrebbe scoprirli se non l’Abi e Banca d’Italia, i correntisti?

Crediamo, come sempre, che fare di tutta una erba un fascio sia il solito metodo per creare una cortina fumogena volta a nascondere le responsabilità di molti, anche di quei controllori che non sanno mai nulla prima. Ai quali i loro controllati sembra abbiano le capacità di abili illusionisti in grado di far sparire tutti i problemi e magagne agli occhi vigili e attenti degli ispettori vigilanti