Tornerà il rigore? Conti in ordine come argine all’intervento dello Stato

Personaggio chiave degli ultimi dieci anni della politica europea, ma in realtà già molto influente da trent’anni a questa parte, Wolfgang Schäuble è stato ministro degli Interni con Helmut Kohl, che nei fatti è stato il suo mentore. Schäuble ha poi ricoperto lo stesso ruolo nel primo governo di Angela Merkel. In Italia è ricordato soprattutto come inflessibile ministro delle finanze, ma il libro “Discorsi (2009-2017)“ ne traccia un profilo intellettuale, oltre che politico.

Il webinar di presentazione del libro di Schäuble, pubblicato da Il Canneto editore, si è tenuto ieri e ha visto la partecipazione di Carlo Amenta (Istituto Bruno Leoni), Carlo Forcheri (Manager d’azienda), Christina Greeve Cramer (Università di Genova) e Tobias Piller (Frankfurter Allgemeine Zeitung). L’incontro è stato introdotto e coordinato da Giovanni Boggero (Università di Torino e Istituto Bruno Leoni).

Per Forcheri, autore dell’introduzione al libro, la motivazione principale che ha portato alla realizzazione del volume è stata l’idea di studiare un modello, come quello tedesco, che sembra avere funzionato. Fino al 2008 la Germania aveva numeri preoccupanti, in termini di conti pubblici. Poi è avvenuta una svolta positiva, anche nei tassi di occupazione. Schäuble come formazione è un giurista, ma si rifà agli insegnamenti di una scuola economica ben precisa, quella dell’economia sociale di mercato. A lui, nella crisi del 2008, dobbiamo la tenuta dell’euro e delle finanze di tutta l’Unione.

Greeve Cramer ha raccontato come, nella sua veste di curatrice del libro e di traduttrice, ha dovuto scegliere tra una lunghissima lista di discorsi, che spaziano dall’economia alla religione. La sfida è stata quella di portare il pensiero dell’attuale presidente del parlamento tedesco sulla scena italiana, e di farlo soprattutto in modo non distorto, viste le reazioni aggressive che questo personaggio ha suscitato nell’opinione pubblica italiana.

Per Piller, l’operato di Schäuble è sempre stato guidato dal timore che, una scarsa considerazione del debito pubblico nelle scelte politiche, avrebbe finito per premiare i “furbi”. La sua prudenza era volta a prevenire la possibilità di “moral hazard” e inflazione, che per i tedeschi richiama ricordi nefasti.

Amenta ha rammentato come in un discorso Schäuble evidenzi un aspetto troppo spesso tralasciato nel dibattito di politica economica: bisogna preoccuparsi prima di tutto che persone e aziende producano e soltanto in un secondo tempo si deve pensare alla redistribuzione. Il mercato va quindi lasciato libero di esprimere tutte le sue potenzialità. Per Schäuble va limitato il ruolo del governo: il pareggio di bilancio e il rigore nelle scelte pubbliche sono proprio un freno alle pulsioni interventiste dello Stato.