La trasformazione della operatività della banca

Le banche italiane operavano in un mercato di oligopolio protetto anche perché erano in prevalenza aziende di credito pubbliche. Esisteva un vero e proprio cartello interbancario gestito dalle associazioni di categoria. Non erano ancora vigenti le attuali norme antitrust. Le piccole banche del territorio, per acquisire clientela, erano costrette a operare in deroga al cartello bancario. Infatti, offrivano tassi di interessi sui depositi più appetibili per i depositanti e finanziavano le imprese a condizioni migliori rispetto alle banche di maggiore dimensione. Il reddito delle imprese bancarie era generato dalla differenza (forbice dei tassi) tra il costo della raccolta (interesse pagato ai risparmiatori depositanti) e i ricavi derivanti dall’impiego dei fondi raccolti per finanziare le imprese (credito alla produzione) e le famiglie (credito al consumo). Il margine di intermediazione generava utili in grado di remunerare i fattori produttivi impiegati nell’attività principale della banca che era l’intermediazione finanziaria. La crescita esponenziale del debito pubblico italiano esploso negli anni Ottanta provocò una significativa riduzione dell’attività creditizia. I risparmiatori italiani avevano scoperto un investimento alternativo ai depositi bancari: l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano. In particolare l’investimento più apprezzato dai risparmiatori erano i Bot (Buoni ordinari del tesoro).

Titoli di Stato: con un elevato grado di sicurezza, di breve durata (tre, sei e dodici mesi), allora esentasse, al portatore e decisamente più remunerativi rispetto ai depositi bancari vincolati ed ai certificati di deposito. In sostanza, lo Stato faceva una concorrenza sleale alle banche. Il ricorso da parte dei risparmiatori ad investimenti alternativi ai depositi bancari, ridusse la capacità di intermediazione delle aziende di credito. Gli istituti di credito furono costretti a ristrutturare e riorganizzare l’operatività bancaria. Il management delle banche si rese conto che dovevano essere ampliati i centri di ricavo. Si procedette alla incentivazione di una serie di servizi complementari e collaterali alla attività principale, quella creditizia, che potevano essere facilmente collocati presso la propria clientela. I servizi cosiddetti complementari erano: la domiciliazione delle utenze, servizi di pagamento ripetitivi, la custodia dei valori. I servizi collaterali: la vendita di prodotti assicurativi, la gestione del risparmio, la collocazione di fondi comuni d’investimento mobiliare. Le attività collaterali venivano gestite in sinergia con compagnie di assicurazione, società di gestione del risparmio (sgr) società di intermediazione mobiliare (sim).

In molti casi società di diretta emanazione della banca o partecipate dalla stessa. Le banche diventano un vero e proprio supermarket finanziario. Oggi, al conto economico delle aziende di credito, oltre l’attività creditizia, contribuiscono le ricche commissioni che generano i servizi complementari e collaterali. Nel sistema bancario esistono diverse banche, abilitate all’attività creditizia, ma di fatto l’operatività caratteristica è la gestione del risparmio e prosperano grazie alle commissioni di gestione del risparmio. Le stesse banche tradizionali, fatta eccezione per alcune banche che ancora sanno fare credito, sono orientate più alla fornitura di servizi e alla gestione del risparmio piuttosto che erogare credito alle imprese e alle famiglie che ovviamente comportano i rischi tipici dell’attività creditizia. Altra importante trasformazione dell’attività bancaria fu causata dall’avvento del cosiddetto self service bancario. Il contratto di conto corrente di corrispondenza bancario divenne lo strumento ideale per fornire tutti i lucrosi servizi complementari e collaterali dalla banca alla propria clientela. Al conto corrente furono collegati il bancomat, le carte di credito e di debito, la cassa continua. L’obiettivo della banca era quello di allontanare la clientela dallo sportello bancario (banche virtuali) incentivando (oggi imponendo) l’uso degli strumenti elettronici.

L’uso del remote banking: home banking per le famiglie e del corporate banking per le imprese ha avuto un impatto molto importante sul costo del lavoro per le banche. Molti lavori ripetitivi di sportello non erano più necessari e quindi il self service causò un significativo esubero del personale, in una prima fase del personale meno qualificato e successivamente anche di funzionari qualificati e di esperienza ma con retribuzioni non più sostenibili. A tal proposito nei primi anni Novanta del secolo scorso furono facilitati i pensionamenti anticipati, i pre-pensionamenti e le dimissioni incentivate. Gli effetti dell’uso della moneta elettronica e della banca virtuale sono evidenti ai giorni nostri con il continuo ridimensionamento di sportelli bancari. La concentrazione verticale di banche attraverso le fusioni per incorporazione stanno riducendo il numero di banche sul mercato. Temo, che a medio termine, si ritornerà ad un oligopolio bancario che pagheranno le imprese e le famiglie.