Senza il nucleare i conti non tornano

Il caro energia infiamma il dibattito pubblico. Non solo per le misure emergenziali appena varate dal Governo, ma anche perché i rincari si intrecciano con lo scontro sulla tassonomia degli investimenti sostenibili. Uno dei temi più controversi è l’inclusione del nucleare: salutato dai sostenitori come uno strumento cruciale per affrontare la crisi climatica e osteggiato dai detrattori come una tecnologia insicura e troppo costosa. Ma cosa sappiamo, veramente, del nucleare?

Il libro Il futuro dell’energia nucleare di Celso Osimani e Ivo Tripputi, appena pubblicato da Ibl Libri, aiuta a dare qualche risposta. Gli autori fanno il punto sugli utilizzi civili dell’atomo: le tecnologie esistenti, la storia dei suoi utilizzi, la struttura dei costi, i rischi di proliferazione e le prospettive di sviluppo. La conclusione rimane aperta: il nucleare è una tecnologia sicura, affidabile e collaudata ma sconta, in Italia e altrove, una sorta di damnatio che lo rende non sempre politicamente accettabile. Di certo, almeno in questo momento, non nel nostro Paese.

Ecco allora che, più ancora che sulla tassonomia, dovremmo interrogarci su quello che realmente vogliamo: abbiamo davvero assunto la neutralità climatica come obiettivo prioritario della nostra politica energetica e ambientale? Se sì è davvero difficile fare i conti senza il nucleare. E, per fare i conti fino in fondo, è essenziale capirne pregi e difetti, costi e benefici, storia e prospettive.

Il libro di Osimani e Tripputi è un riferimento utile e importante.

(*) Direttore studi e ricerche Istituto Bruno Leoni