L’effetto della guerra sulla filiera dell’ortofrutta

Le tensioni causate dall’aggressione russa all’Ucraina iniziano a far intravedere i primi effetti sulle abitudini dei consumatori italiani e sugli acquisti, anche se, per il momento, solo per le categorie alimentari maggiormente stoccabili rispetto all’ortofrutta come oli, farine e pasta. Secondo le recenti analisi del Monitor ortofrutta di Agrote, nelle ultime settimane le vendite risultano essere basse per tutte le categorie della filiera agroalimentare e il reparto ortofrutta non consegna una performance positiva. Per il momento, su frutta e verdura non si nota quindi un effetto accaparramento su referenze più stoccabili, come patate, cipolle e mele, a scapito di prodotti più deperibili e dalla breve shelf-life, come le fragole.

Secondo le analisi degli esperti, i distributori stanno iniziando a monitorare e ad intravedere uno spostamento verso gli articoli in offerta, effetto che denota una maggior attenzione alla convenienza, ma allo stato attuale non risultano mutamenti significativi che evidenziano una marcata preferenza verso prodotti più durevoli. L’impennata dei costi e dei mezzi di produzione fa registrare nuove dinamiche per la filiera degli ortaggi. “Siamo in una fase difficile per il comparto, al termine della stagione invernale per molti ortaggi. I problemi del nostro comparto sono stati maggiormente aggravati dal conflitto. Per uscire da questo vicolo cieco occorre agire su più fronti. È necessario sostenere i consumi, così come favorire la programmazione dell’offerta, dare impulso alla domanda dei prodotti italiani in vendita sugli scaffali e promuovere l’equa remunerazione di tutta la filiera”, ha ribadito Massimiliano Del Core, presidente della Federazione nazionale di prodotto orticoltura di Confagricoltura.

Numerose sono le criticità organizzative e produttive che si registrano per le aziende agricole del nord Italia, causate in particolare da fattori climatici come la siccità della Val Padana, a cui si aggiungono le problematiche generate dal conflitto e dalla crisi del commercio globale, con le tensioni causate dall’aumento incontrollabile dei costi dell’energia e delle altre materie prime accessorie alla produzione, a partire dal gasolio agricolo. Gli ortaggi in serra in Italia sono coltivati su 38.358 ettari, con un valore della produzione di quasi 950 milioni di euro. Le orticole in pieno campo interessano una superficie di oltre 39 mila ettari, con un valore alla produzione di quasi nove miliardi di euro. Il valore complessivo delle esportazioni supera 1,7 miliardi di euro.

A parere della Federazione orticola di Confagricoltura la crescita è possibile, ma vanno assolutamente sciolti i nodi strutturali e rimosse le rigidità. In aggiunta, gli esperti ribadiscono che occorre affrontare con la dovuta risolutezza la tematica, in ambito interprofessionale, del tema dei rapporti tra produzione e distribuzione e quello dei prezzi di vendita al consumo. In aggiunta, secondo l’analisi del Crea, per effetto del conflitto, il 30 per cento per cento delle aziende agricole italiane avrà un reddito netto negativo, rispetto al 7 per cento registrato prima dell’attuale crisi. A causarlo è un aumento medio dei costi di oltre 15.700 euro. Lo studio del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria ha calcolato un significativo aumento dei costi di produzione cui devono far fronte le aziende agricole a seguito dell’impennata dei prezzi.