Il dirigismo azzoppa il Pnrr al Sud?

La firma del Patto per Napoli tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il sindaco Gaetano Manfredi è stata l’occasione per ascoltare la voce del Governo su Pnrr e Sud. Il capo del Governo ha ricordato i divari che separano il Nord ricco e produttivo da un Sud che arranca su tutti i principali indicatori economici e di benessere sociale, evidenziando come i finanziamenti pubblici siano una condizione necessaria ma non sufficiente per la convergenza dei territori.

Il Pnrr destina il 40 per cento in più delle risorse al Mezzogiorno, in ossequio agli obiettivi di inclusione e coesione territoriale. Il Sud ha spesso ricevuto ingenti risorse pubbliche ma, come mostrano Antonio Accetturo e Guido De Blasio nel loro pamphlet edito da Ibl, si può “morire d’aiuti” sprecando risorse e opportunità per incapacità di spendere. Il Pnrr non sembra fare eccezione e si leva il grido d’aiuto degli enti locali che non hanno personale competente e capace di gestire la spesa prevista con efficacia e in tempi brevi.

Il Governo è già corso ai ripari prevedendo l’assunzione di figure professionali di supporto alle amministrazioni locali. Il tema delle competenze del personale e delle scelte organizzative degli enti locali, spesso influenzate da criteri clientelari e da una struttura di incentivi assente o condizionata da logiche sindacali poco attente al merito, gioca un ruolo importante anche nell’attuazione del Pnrr. Potrebbe però non essere il solo fattore di rischio. Si moltiplicano le notizie di bandi Pnrr a cui gli enti meridionali non partecipano, vanificando così la clausola del 40 per cento. Ulteriore elemento di criticità è la struttura del Pnrr, troppo dirigista per cogliere le reali differenze dei territori. 

Un esempio è quello del bando asili nido con bassi tassi di partecipazione al Sud. È possibile che molti Comuni del Sud, ormai spopolati e con scarsa crescita demografica, non abbiano tra le priorità quella di dotarsi di asili nido? Se al Sud l’incidenza di questi fenomeni è molto maggiore che al Nord, con tassi di emigrazione di giovani molto sostenuti, c’è davvero da stupirsi? 

Le priorità di spesa decise dall’alto hanno aiutato certamente nella redazione e presentazione del Pnrr, legato a tempi strettissimi e a logiche di vincolo europeo molto specifiche. Forse è il momento di intervenire ritagliando, all’interno della struttura complessiva, una maggiore attenzione alle esigenze della domanda da parte dei territori. Per non sprecare l’ennesima occasione di crescita per il Mezzogiorno.

(*) Direttore Osservatorio sull’economia digitale Istituto Bruno Leoni