Se il Mezzogiorno imitasse le esperienze delle regioni del Nord?

Riporto di seguito un comunicato che la Regione Piemonte ha diffuso negli ultimi giorni. In particolare, la Regione “scommette sulle Zone logistiche semplificate (Zls) per rivalutare la sua vocazione di retroporto naturale per il sistema dei porti liguri. Sono 12 i siti individuati: 9 ad Alessandria, due ad Asti, uno a Cuneo a cui si affiancano l’interporto Cim di Novara e il sito di Orbassano. Si tratta di località che vantano una compatibilità urbanistica con la missione logistica, 180 chilometri di distanza massima da Genova, vicinanza a caselli autostradali e scali ferroviari o intermodali merci e che potranno godere, come previsto del Decreto Genova del 2018, di regimi autorizzativi facilitati”.

Sempre secondo la Regione Piemonte “aumentare i siti piemontesi della Zona logistica semplificata significa attrarre investimenti e aziende che possono contribuire allo sviluppo del territorio. L’impegno del Piemonte a favore della logistica guarda anche a Terzo Valico e all’asse Torino-Lione due dei quattro corridoi delle reti Ten che attraversano il Paese”. Ricordo che le Zone logistiche semplificate (Zls), al pari delle Zone economiche speciali (Zes), sono delle aree geografiche di dimensioni limitate all’interno delle quali sono previsti particolari agevolazioni e incentivi per le aziende insediate o che decidono di insediarsi.

Ho ritenuto utile raccontare le decisioni della Regione Piemonte, cioè atti strategici assunti da una Regione del Nord, per tentare di dare vita a cinque distinti interrogativi:

– perché nel retroporto del sistema portuale caratterizzato dai porti di Napoli e Salerno non esistono Zone logistiche semplificate; cioè perché la piastra intermodale di Marcianise, lo scalo di Nola, il potenziale interporto di Benevento e le piastre logistiche di Battipaglia ed Eboli non sono state ancora elette a vere Zone logistiche semplificate;

– perché nel retroporto dei tre impianti portuali di Bari, Brindisi e Taranto non sono state definite Zone logistiche semplificate quelle di Bari Lamasinata, Cerignola, Francavilla Fontana, Surbo;

– perché nel retroporto di Gioia Tauro non sono state inserite le Zone logistiche semplificate di Nicastro, Corigliano, Castrovillari;

– perché nel retroporto di Palermo e di Augusta non sono state inserite le Zone logistiche semplificate di Vittoria, Caltanissetta, Marsala;

– perché nel retroporto di Cagliari non sono state inserite le Zone logistiche semplificate di Assemini e di Nuoro.

Immediatamente le varie realtà locali, le varie Regioni del Mezzogiorno da me citate ribadiranno che hanno già provveduto a definire e ad avviare concretamente le Zone economiche speciali (Zes) e che le Zls sono in realtà una parte chiave delle stesse Zes. Ma a parte che non è proprio così, voglio ricordare che la Regione Piemonte non ha solo “annunciato”, non ha solo raccontato e dato vita a un impegno futuro, ma ha praticamente predisposto una vera cerniera logistica capace di rendere funzionale il vasto assetto territoriale a tutto ciò che si muove, che si trasforma, che incrementa il Prodotto interno lordo locale e al tempo stesso è in grado di annullare:

– blocchi nell’ingresso e nella uscita dai vari impianti portuali, dalle varie “porte” di ingresso e di uscita dal territorio;

false concorrenzialità tra ambiti che non rispondono alle reali esigenze di una logistica che trova, in punti lontani, i riferimenti di base di ogni processo. Mi riferisco in particolare alle interazioni tra i vari siti retroportuali e i Corridoi delle Reti Ten-T;

– assicurare una immediata collocazione delle varie filiere merceologiche e la contestuale manipolazione e adeguata canalizzazione delle stesse nel rispetto di una organica supply chain;

preoccupanti interazioni non funzionali alla primaria esigenza di ottimizzare al massimo due fattori chiave della logistica: il fattore tempo e la eccellenza nel controllo della movimentazione dei singoli prodotti.

Tra l’altro, questa azione della Regione Piemonte penso sia mirata a costituire quanto prima un unico organismo che in qualità di Società per Azioni ottimizzi i margini creati proprio dalle attività logistiche. A tale proposito, ricordo che la quantità di merce movimentata su strada nella Regione Piemonte è di circa 52 milioni di tonnellate l’anno di cui 44 su strada. Il valore aggiunto generato dalle attività logistiche legate alla movimentazione, stoccaggio e packaging di tali quantità si aggira intorno ai 700 milioni di euro l’anno; di tale valore aggiunto circa il 70-75 per cento rimane nella Regione Piemonte e quindi diventa automaticamente un introito garantito per la Società che rappresenterà, in modo organico, i vari siti e, al tempo stesso, un sostanziale contributo alla crescita del Prodotto interno lordo della Regione Piemonte.

Andiamo nelle realtà del Mezzogiorno: escluse le Regioni Sicilia e Sardegna su strada si movimentano globalmente circa 125 milioni di tonnellate di merce e, per l’assenza di adeguate piastre logistiche, di adeguate interazioni funzionali tra porti e retroporti, come sta avvenendo in Piemonte, il valore aggiunto, prodotto da quei 125 milioni di tonnellate di merce, un valore aggiunto pari a circa 1.450 milioni di euro, viene utilizzato e goduto da operatori esterni alle Regioni Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria; in realtà a queste sei Regioni rimane appena il 6-7 per cento, cioè un valore non superiore ai 100 milioni di euro; cioè per le attività logistiche il Sud produce non il Pil ma il Pel (Prodotto esterno lordo).

Cerchiamo, quindi, di dimenticare una volta per sempre nel Mezzogiorno le operazioni strategiche legate alle Zes e anche alle Zls e imitiamo quello che la Regione Piemonte ha definito in modo organico chiarendo, sin dall’inizio, i siti e le logiche che legano tali siti con le grandi portualità, con le reti portanti nazionali e comunitarie. Il resto è solo un modo per illudere le realtà locali che il futuro, in modo provvidenziale, regalerà al Mezzogiorno anche quella ricchezza prodotta dalle attività logistiche che l’intelligenza strategica del Nord attua senza ricorrere giornalmente al gratuito strumento mediatico dell’annuncio istituzionale.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole