Istat: sale la pressione fiscale

La pressione fiscale del quarto trimestre del 2021 ha raggiunto quota 51,8 per cento, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È il dato più alto dal 2014: allora nell’ultimo trimestre si attestò al 52,1 per cento. Questa la fotografia che ha scattato l’Istat.

Secondo l’Istituto nazionale di statistica, “il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dell’1,3 per cento rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,2 per cento. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’11,3 per cento, in lieve aumento rispetto al trimestre precedente (+0,2 punti percentuali)”.

Non solo: “Nel quarto trimestre 2021 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -3 per cento (-5,8 per cento nello stesso trimestre del 2020). Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,5 per cento (-2,6 per cento nel quarto trimestre del 2020)”. A ciò va aggiunto che il saldo corrente delle Amministrazioni pubbliche “è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 3,1 per cento (+0,7 per cento nel quarto trimestre del 2020)”.

Infine, ha evidenziato l’Istat, “a fronte dell’aumento del deflatore implicito dei consumi (+1,2 per cento), si osserva una sostanziale stabilità del potere d’acquisto delle famiglie, cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,1 per cento. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,6 per cento, è diminuita di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 23,1 per cento, è aumentato di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”.