Spollon (Assovalori): dannose le multe ai commercianti

“Mi sorprende molto l’atteggiamento ondivago del Legislatore sulla questione dei pagamenti con carte di credito e bancomat negli esercizi commerciali”: esordisce così Paolo Spollon, vicepresidente di Assovalori, l’associazione che riunisce le aziende del trasporto valori in Italia, commentando la misura che prevede l’obbligo per le attività commerciali di accettare pagamenti elettronici, anticipata al giugno prossimo dal Governo nel nuovo decreto sul Pnrr recentemente approvato. Alle imprese che non si adegueranno sarà comminata una doppia sanzione economica: una multa di trenta euro per operazione, e una maggiorazione dell’operazione, ai fini fiscali, del 4 per cento.

“Nei giorni scorsi – spiega Spollon – abbiamo appreso che si vuole anticipare di sei mesi l’erogazione di multe agli esercenti che non utilizzano il Pos, eppure, non più tardi di qualche mese fa, la maggioranza che sostiene il Governo aveva deciso di prorogarle al prossimo anno. Questi ripensamenti continui, le frenate e le accelerazioni improvvise sulle norme, che poi si pretende vengano rispettate, a mio avviso sono molto dannosi, creano confusione e incertezze. Le pare che si possa tutelare chi lavora e sostenere la ripresa economica in questo modo?”.

Oltre al tema della lotta all’evasione fiscale, con il vicepresidente di Assovalori abbiamo parlato anche di contante e moneta digitale tra guerra e pandemia.

Perché è sbagliato multare i negozianti che non usano il Pos?

Guardi, l’obbligo per gli esercenti di accettare pagamenti con bancomat e carte di credito esiste nel nostro Paese già dal 2014. Come al solito, in Italia si persiste ad aggiungere leggi nuove con l’unica conseguenza di complicare la vita a chi fa impresa, invece di applicare leggi che sono già vigenti. E poi nel multare gli esercenti c’è un intento repressivo che sinceramente non condivido.

Ma non è una misura che serve a contrastare l’evasione?

Evasione e riciclaggio non si combattono limitando l’uso del contante, e non lo dico io ma le istituzioni finanziarie europee. Si ricorda il cashback? Era stato presentato al Paese come un provvedimento per contrastare l’evasione. È costato cifre ingenti, ma non ha certamente raggiunto il suo obiettivo. Le pare che la madre di famiglia che va a fare la spesa al supermercato e accumula i punti del cashback sia il ritratto del grande evasore? Ma per favore… si tratta di provvedimenti ispirati da una visione dirigistica dello Stato che puntualmente si rivelano poco efficaci, perché non si possono modificare comportamenti dei cittadini, consolidati nel tempo, facendo calare le norme dall’alto.

Qual è l’alternativa allora?

In primis va interrotta questa insensata demonizzazione del denaro contante, che nel nostro Paese prosegue da anni e che ha come unico effetto quello di favorire le grandi multinazionali extraeuropee della moneta elettronica. Dovremmo al contrario incentivare le imprese, i cittadini e le famiglie a usare in modo responsabile il mix di pagamenti a loro disposizione, quindi cash, carte di credito, portafogli digitali, tutelando la legittima libertà di scelta. Senza imposizioni. Lo statalismo coercitivo non ha mai risolto i problemi delle persone e certo non aiuta la crescita economica italiana in un momento storico tormentato come quello che stiamo vivendo oggi.

Il settimo rapporto della Community Cashless Society 2022, presentato di recente da The European House-Ambrosetti, rivela che in Europa italiani e tedeschi sono i cittadini che utilizzano di più il denaro contante.

Questa mi sembra una non notizia. La narrazione dominante sulla fine del contante va avanti da anni, continuiamo a leggere titoloni sui giornali sulle sorti magnifiche e progressive della trasformazione digitale, ma poi puntualmente i dati sui comportamenti di pagamento dei cittadini di grandi Paesi europei indicano che la realtà è un’altra. Insomma, la risposta alla sua domanda è sì, italiani e tedeschi preferiscono ancora il cash, e aggiungerei anche gli spagnoli. Non è uno scoop però, sono cose note.

E il “salto di paradigma” verso la “cashless society”?

Beh, speriamo che non si riveli un salto nel buio. Come Assovalori riteniamo che debba esserci un approccio logico e graduale nei processi di trasformazione digitale della moneta. L’espressione “cashless”, del resto, non vuol dire fine del contante, ma minor uso del contante.

Quindi?

Evitiamo di alimentare le diseguaglianze sociali, favoriamo l’inclusione e lasciamo le persone libere di scegliere il modo di pagare che preferiscono. Basta guardare la composizione socio-demografica del nostro Paese, l’Italia soffre da tempo un inverno demografico. Gli anziani che vivono nelle aree interne del nostro Paese o nelle zone più popolari delle grandi città, spesso non hanno un livello di alfabetizzazione e di familiarità con i nuovi strumenti di pagamento, coloro che svengono definiti “unbanked” perché sprovvisti di conto corrente bancario, sono tutti soggetti che sicuramente non vivono la trasformazione digitale come un vantaggio. Siamo in un’epoca di transizione. I cambiamenti dovrebbero avvenire in modo consapevole, realistico, progressivo, senza strappi radicali.

Crede che la vostra posizione sia in linea con quella delle istituzioni europee?

Certamente. I vertici politici e finanziari della Ue hanno più volte ribadito che il denaro contante non può essere sostituito dall’oggi al domani. Monete e banconote in euro faranno sempre parte delle nostre vite, sono un simbolo tangibile del processo di integrazione europeo. Sa chi lo ha detto? Ursula von der Leyen.

Quali sono i vantaggi del contante?

Il contante preserva la nostra libertà di scelta individuale e rende i cittadini più consapevoli quando effettuano acquisti. Se un giovane dovesse abituarsi a usare esclusivamente i pagamenti digitali, passerebbe l’idea che il denaro sia solo un “bip” sul cellulare, qualcosa di totalmente virtuale, che non si esaurisce mai. Ma non basta premere il tasto “invia” sul telefonino per avere piena coscienza dell’importo di un pagamento che si sta effettuando. Senza una vera educazione finanziaria, si rischia di favorire comportamenti non consapevoli, che possono indurre a una errata gestione delle proprie risorse.

C’è altro?

Il contante è una fondamentale riserva di valore. È sufficiente guardare i drammatici fatti che stanno coinvolgendo Russia e Ucraina per comprendere che, in situazioni limite come le guerre, chi ha incertezze sul futuro, chi deve scappare per salvarsi la vita, non pensa di certo a come gestire il suo conto online, ma si mette in fila ai bancomat, anche sotto le bombe, per ritirare denaro contante, unica fonte di sostegno in situazioni critiche.

La chiamano “guerra ibrida”…

È così, purtroppo. Le guerre ormai non si combattono solo con i carri armati o l’artiglieria pesante ma anche distruggendo o mandando in crash i sistemi informatici bancari, servizi su cui si regge il sistema dei pagamenti digitali. Il nostro è diventato un mondo pericoloso. E il cash rappresenta un argine a pericoli del genere. Non a caso Paesi del Nord Europa che si erano spinti in avanti, puntando sulla eliminazione del contante, hanno dovuto fare marcia indietro, per salvaguardare i diritti costituzionali dei loro cittadini.

Quanto sono importanti questioni come la sicurezza digitale o la difesa della privacy quando si parla di moneta digitale?

La consultazione europea sull’euro digitale ha dimostrato che la sicurezza informatica resta il principale timore per chi effettua abitualmente pagamenti elettronici. Poi c’è la privacy. Il contante preserva l’anonimato dei pagamenti. Mettiamola così: per l’Europa è strategico dotarsi di una propria moneta digitale se nei prossimi anni non vuole essere sopraffatta dalle valute digitali private o di altre superpotenze. Aggiungo che l’euro digitale sarà senz’altro più sicuro delle criptovalute, il cui valore è sottoposto a una fortissima e altrettanto pericolosa volatilità. Benvenga, quindi, la moneta digitale europea, emessa e gestita dalla Bce d’accordo con le banche centrali dei Paesi membri. Ma detto tutto questo, le istituzioni europee hanno il dovere di rassicurare opinione pubblica e cittadini sulla reale capacità dell’Europa di tutelare la nostra privacy.

Si spieghi meglio.

Occorre assolutamente evitare quella deriva che stiamo osservando in altri grandi Paesi del mondo, dove i processi di digitalizzazione della moneta favoriscono fenomeni di controllo sociale. Il tracciamento e la profilazione dei pagamenti elettronici porta con sé un rischio enorme e poco percepito, ovvero la concreta possibilità che si possano orientare e controllare i comportamenti di acquisto dei consumatori. Uno scenario orwelliano che dovrebbe preoccuparci tutti profondamente.