La criptovaluta: la nuova frontiera dei mercati finanziari

Il 12 gennaio 2009 avvenne il primo scambio di criptovalute della storia. Satoshi Nakamoto inviò a un programmatore chiamato Hal Finney 10 Btc (Bitcoin) utilizzando la blockchain creata da Nakamoto stesso. Il termine criptovaluta si compone di due parole: cripto e valuta. Si tratta, quindi, di una valuta “nascosta” ossia visibile e utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico. Secondo la definizione della Banca d’Italia, una criptovaluta è una valuta virtuale che costituisce una rappresentazione digitale di valore e può essere utilizzata come mezzo di scambio o detenuta a scopo di investimento. La criptovaluta ha l’indiscutibile vantaggio di favorire le transazioni commerciali grazie alla velocità di trasferimento (pochissimi secondi), all’abbattimento dei costi (eliminazione di qualsiasi intermediario) e alla sicurezza e riservatezza dello scambio (garantita da un sistema tecnologico blindato). Per la prima volta nella storia dell’umanità una moneta è sottratta all’emissione e al controllo di una banca centrale o di un organismo sovrano e si ispira solo alla tecnologia blockchain che ha come principale caratteristica quella di essere gestita direttamente dagli utenti che partecipano al processo.

Inizialmente le criptovalute (o valute digitali) nascono come con l’obiettivo di fornire metodi di pagamento alternativo per gli acquisti online, ma poi diventano un mezzo di speculazione che regala (all’apparenza) straordinarie performance in pochissimo tempo (concetto questo poi smentito dai deprezzamenti repentini a cui continuiamo ad assistere; l’ultimo proprio in questi giorni, in cui il valore si è più che dimezzato). L’assenza di un controllo centralizzato, infatti, sottopone la valuta elettronica a forti oscillazioni e alle logiche dei mercati privati nonché alle “perversioni speculative”. Ma come si costruisce una valuta elettronica? Alla base della costruzione di una valuta digitale ci sono i “miners” (minatori), ossia persone che riescono a garantire un processo informatico avvalendosi di pc sempre più potenti che assorbono molta energia. I miners sono in grado di agganciare, attraverso sofisticati calcoli, nuovi blocchi alla catena già esistente e creare quindi nuove forme di pagamento mantenendo ovviamente inalterato ciò che è stato creato fino a quel momento.

All’inizio di quest’anni sul mercato esistevano più di tredicimila divise digitali per un volume complessivo di quasi tremila miliardi di dollari (ora in decisa flessione a seguito dell’importante deprezzamento subito). Si tratta, in effetti, di monete digitali decentralizzate rispetto alle valute che hanno corso legale e non sono sottoposte al controllo e alla garanzia da parte delle banche centrali o delle autorità pubbliche. L’emittente è generalmente un privato che usa logiche altamente sofisticate che utilizzano la tecnologia della blockchain (struttura di dati condivisa e immutabile, la cui integrità e riservatezza viene garantita dall’uso della crittografia).

La tecnologia blockchain non si è sviluppata solo per la creazione di criptovaluta, ma viene utilizzata ormai in diversi settori e sempre con la logica di facilitare gli scambi e renderli più sicuri ed economici. Tra non molto le transizioni finanziarie avverranno in piattaforma digitale e così avverrà per il trasferimento delle proprietà finanziarie e patrimoniali. È indubbiamente un importante momento di transizione in cui la tecnologia andrà, ancora una volta, a supportare l’essere umano, in questo caso nel mondo economico finanziario, ma come tutte le transizioni deve avvenire in maniera graduale e con le dovute accortezze perché la sperimentazione porta inevitabilmente con se la possibilità di commettere errori o di sottovalutare fattori importanti.