Estate 2022: salvare l’agricoltura

Siamo di fronte a un anno di siccità molto marcata. Se non pioverà a maggio e a giugno, l’agricoltura – che ha già perso un miliardo di fatturato lo scorso anno – avrà una bastonata anche peggiore, aggravata dalla crisi alimentare internazionale, provocata dal finora mancato arrivo del frumento prodotto in Ucraina. Se non pioverà, dovremmo prevedere un’estate di incendi boschivi e forestali, cosa che dobbiamo assolutamente evitare: ogni rogo costa molto e produce uno slittamento verso la desertificazione. Non dimentichiamo, inoltre, il problema della dispersione dovuta all’inefficienza dei nostri vecchi acquedotti.

Nel Nordovest, da gennaio a oggi è mancato il 70 per cento della normale quantità di pioggia. In Sicilia è assente il 48 per cento di acqua piovana, nel Centro Italia il 46 per cento. Di fronte alla siccità, non si vede un serio Piano nazionale di difesa e prevenzione dagli incendi boschivi. Troppa gente butta mozziconi di sigaretta accesi da auto, moto e persino durante una camminata nei boschi. Troppi improvvisati contadini bruciano gli sterpi secchi in maniera scriteriata. Quando in estate caldo e siccità si mischiano con una giornata di vento, un incendio è quasi inevitabile. E poi si devono pagare gli interventi dei Canadair per salvare case e alberi.

Si dovrebbe almeno avviare una campagna di informazione preventiva contro gli incendi boschivi, su tv e sui social di internet, a patto che sia precisa, seria e ripetuta. Serve anche una cartellonistica rinnovata lungo i sentieri comunali. Uno spot una tantum servirebbe a poco, nella calda estate 2022. A livello internazionale, la National Wildfire community statunitense lancia la Giornata mondiale di sensibilizzazione contro gli incendi, che in Italia ha una eco locale in Toscana. E si spera anche altrove, per esempio in Liguria, la regione italiana con più boschi e foreste, con un tappeto verde del 73 per cento rispetto alla media italiana del 36 per cento. D’estate la Liguria vive tutta in un raggio di due chilometri di distanza dal mare, con un degrado della qualità della vita fatto di traffico (ho visto orde di turisti francesi fuggire via al grido di “italianì… motorinì!”), cani che abbaiano di notte, torme di giovinastri calati dalle grandi città per provocare pestaggi e lanciare bottigliette di vetro o plastica in terra, sugli scogli o nella sabbia. La qualità della vita, persa nei territori dell’industria balneare, si ritrova solo nell’entroterra. In fondo, contro gli incendi basterebbe avere una buona educazione, quello che manca.

Siccità e agricoltura

C’è la seria possibilità che zone del bacino padano restino senz’acqua”. È questa la preoccupante affermazione rilasciata da Meuccio Berselli, segretario dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, rilanciata dall’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche. Rispetto a una siccità che tocca tutto il Paese, il Nordovest è la zona più colpita. Mais, frutta e quasi tutto il comparto agricolo sono già in sofferenza. Il Po a Cremona è sceso sotto il minimo storico. In Piemonte, nella parte centrorientale della regione, si registra il -80 per cento delle piogge sui bacini Residuo Tanaro e Residuo Po-Confluenza Tanaro. In Lombardia, l’Adda ha una portata inferiore di quasi il 70 per cento rispetto al siccitosissimo 2017. In Veneto, la Regione dichiara lo stato di crisi idrica, col fiume Adige mezzo metro più basso del 2017. Oltre a Coldiretti, un riferimento importante per il rapporto tra acqua e agricoltura è Anbi, l’insieme dei consorzi di bonifica e di irrigazione che provvedono a opere di difesa e regolazione idraulica, oltre alla provvista e utilizzazione delle acque a uso irriguo.

In questa crisi epocale aggalla un’idea eccellente rilanciata dalla ministra Mara Carfagna e guidata proprio da Coldiretti e Anbi. È un progetto già attivo negli Stati Uniti, di cui ho già scritto su L’Opinione in un articolo sui bacini idrici e il fotovoltaico . Adesso Coldiretti e Anbi propongono di realizzare 10mila nuovi piccoli invasi in tutto il territorio nazionale, utili a non disperdere l’acqua piovana autunnale per poi utilizzarla nel periodo estivo. I nuovi “laghetti” dovrebbero essere sostenuti da una rinnovata rete di canali irrigui, quelli che hanno reso ricca, navigabile e feconda la Pianura Padana fino agli anni del boom industriale. Però sarebbe necessario coprire parte dei piccoli bacini con pannelli fotovoltaici, come negli Usa, così da ridurre l’evaporazione. Sarebbe anche opportuno accelerare la realizzazione dei nuovi bacini artificiali di pianura, passando dalla solita pletora di parole alla Perpetua siccità dei fatti e delle azioni.

Il Piano Laghetti, che prossimamente presenteremo con Coldiretti, è una grande opportunità, perché opererà nel senso della compatibilità fra grandi esigenze del Paese: agricola, ambientale ed energetica” ribadisce Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. Ottima idea, ma servono quasi due miliardi per i primi mille laghetti. Prima che arrivi il solito piagnone, sottolineo che solo per la siccità nell’ultimo anno abbiamo perso un miliardo di euro a causa della siccità e dei disservizi nella fornitura di acqua per uso industriale e agricolo. Mentre stiamo soffrendo per la fornitura dell’oro nero degli idrocarburi, evitiamo di perdere la battaglia dell’oro blu, l’acqua.