Come risolvere la crisi del grano?

Gli ultimi misfatti russi sono il bombardamento di silos di cereali in Ucraina e il furto di cereali su una nave di Mosca, documentato dal satellite. È una pessima figura autolesionista da parte di Vladimir Putin nei confronti del Nord Africa e del Medio Oriente: siamo quasi dalle parti della follia di Re Lear. Ma anche l’Occidente ha sbagliato e perso tempo. Così come hanno dormito (al solito) anche Onu e Fao. Dove sono le belle parole di cui tutti ci rivestiamo? Venderemo solo chiacchiere televisive al mondo? Perché finora Onu e Fao non hanno chiesto alla Russia di lasciare via libera al trasporto di grano e girasole da Odessa ad Atene o Beirut, per consegnarlo a chi ne ha bisogno? Il regime di Mosca non affonderebbe quelle navi: avrebbe le mani legate, soprattutto se si concedesse anche alla stessa Russia di esportare la sua eccedenza di cereali nei Paesi a rischio di crisi alimentare. “Alimentare, Watson” direbbe qualcuno, se non si trattasse di una tragedia. Come potrebbe Mosca bloccare navi con le bandiere della Fao e dell’Onu, e magari anche dell’Unione Africana, del Libano e di altre nazioni mediorientali?

La carenza di grano, girasole e colza, sta causando inflazione e problemi in tutto il mondo. Kiev e Mosca detengono il 30 per cento dell’export di frumento. L’Ucraina produce il 50 per cento dei semi di girasole nel mondo, il 10 per cento di grano (nei silos del Paese sono bloccate milioni di tonnellate di grano) e il 20 per cento di orzo e colza. In Africa (là dove nel 2011 scoppiarono le rivolte arabe “del pane”) la situazione sociale è preoccupante. In Tunisia il Governo fatica a pagare i dipendenti statali, e non potrà a lungo calmierare oltre il prezzo del pane: l’ennesima rivolta è alle porte. Abbiamo sentito molti “esperti” radiotelevisivi parlare della crisi agroalimentare in maniera folcloristica, ovvero marxista.

“È colpa nostra, perché abbiamo imposto ai Paesi africani le colture che servono ai nostri mercati. E ora non hanno più grano né pane”. Forse è colpa della fine dello studio della geografia e del crollo intellettivo prodotto dalla scuola o dagli smartphone dati in pasto ai bambini. Non si capisce altrimenti come potrebbero l’Algeria, la Tunisia, la Libia e altre nazioni produrre grano, visto che sono tutte schiacciate tra mare e Sahara? Avessero almeno appreso ciò che si studiava in quarta elementare, ovvero che la Tunisia era il granaio della Roma imperiale, prima che un cambiamento climatico bloccasse la coltivazione del cereale in quelle terre. Parliamo di notizie vecchie di 2mila anni. Ho sentito altri “esperti” parlare di Africa colonizzata, cui ha replicato un geopolitico francese, il quale ha ricordato che comunque da 60 anni i governi africani sono autocefali. E quindi qualche responsabilità l’hanno comunque.

Se poi Onu, Fao e Occidente non riescono più a proporre policy diplomatiche sensate e efficaci, arriva la Cina, che non essendo in preda alla sindrome di Sansone come il regime putiniano, capisce di non poter perdere consenso con le nazioni in via di sviluppo” (si scusi il politicamente corretto). Il Governo di Pechino propone l’apertura di un canale protetto nel Mar Nero, garantito da Russia, Ucraina e Onu, da dove far transitare le navi coi cereali ucraino-russi. L’idea è stata proposta dalla ministra degli Esteri, Wang Yi, alla omologa tedesca Annalena Baerbock. Chissà se qualcosa si smuoverà adesso.