La reazione dei mercati alla vittoria di Giorgia Meloni

All’indomani della vittoria di Giorgia Meloni alle elezioni italiane i mercati hanno reagito con un ottimismo non esagerato, ma diffuso. L’economista Lorenzo Codogno spiega che la vittoria del centrodestra infonde ottimismo nei luoghi della finanza, perché una maggioranza larga rappresenta un segno di stabilità. Milano, dopo i primi scambi in rosso, avverte la rotta e viaggia positiva, in una seduta comunque insidiata dai timori per la recessione e per la debolezza dell’euro, ancora ai minimi storici. Attenzione per lo spread – che rimane ancora il sorvegliato speciale – inteso come termometro dell’affidabilità del paese nel ripagare il suo debito.

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha aperto in leggero calo rispetto alla chiusura di venerdì, a 229 punti, ma il tasso del rendimento del Btp (Buono del tesoro poliennale) viaggia sostenuto e avanza fino al 4,464 per cento segnando un nuovo massimo dal 2013. Ad essere sotto pressione sono tutti i titoli di Stato dell’Eurozona, per la prospettiva di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea.

Christine Lagarde, la numero uno della Bce, è attesa oggi al Parlamento europeo per un’audizione. L’agenda della mattinata presenta interventi pubblici di altri esponenti di Francoforte, il vicepresidente Luis de Guindos a Madrid e il membro del Comitato esecutivo, Fabio Panetta, a un congresso della Deutsche Bundesbank. Ulteriori indicazioni sullo stato dell’economia arriveranno dai numeri dell’Intern economic outlook dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’Ocse, finanziata principalmente dagli Stati membri, ha il compito di aggiornare le stime di crescita sulle principali economie mondiali. Sempre sul fronte europeo, dopo la settimana negativa per le Piccole e medie imprese, si guarda all’indice Ifo sulla fiducia delle aziende in Germania.

Dall’altra parte dell’Oceano è atteso in giornata un discorso di Raphael Bostic, presidente della Federal reserve bank di Atlanta. I dati più attesi negli Stati Uniti riguardano il Pil del terzo trimestre e l’indice Pce Core, ovvero quello relativo alle spese personali. Il primo è atteso per giovedì, mentre il secondo non arriverà prima di venerdì. Nel caso in cui le stime del Pce Core siano più alte del previsto, questo potrebbe portare forti reazioni ribassiste sui mercati. Inoltre, la Fed mercoledì scorso ha alzato i tassi dello 0,75 per cento, portandoli su un 3-3,25 per cento, il livello più alto dalla crisi del 2008. Nell’ultima riunione, l’istituto ha chiarito che “ulteriori aumenti saranno appropriati”.