Ragioneria generale: linee guida per il monitoraggio del Pnrr

Dopo l’analisi effettuata dalla Svimez e dalla Corte dei conti, la Ragioneria generale dello Stato ha prodotto pochi giorni fa la circolare 30/2022 al cui interno ci sono le “Linee guida per le attività di controllo e rendicontazione degli interventi del Pnrr”.

In realtà trattasi di un documento mirato alla certificazione degli obiettivi raggiunti necessari per far scattare le rate comunitarie. E, sempre dalla circolare, emerge, in modo chiaro, che in realtà finora ci si è soffermati a lungo sulla impostazione programmatica, sulla definizione dettagliata degli obiettivi, sulla predisposizione dei bandi e invece, come da me ribadito in tantissime note, poca attenzione si è posta sull’apertura dei cantieri. Ebbene, dal primo semestre del prossimo anno il Piano comunitario porta al centro proprio le realizzazioni; realizzazioni sia delle opere sia dei servizi offerti dalla Pubblica amministrazione.

Finalmente con questo atto della Ragioneria generale dello Stato prende corpo il convincimento della essenzialità della unica governance e, soprattutto, la centralità dei controlli che, come anticipato un mese fa, vengono sviluppati attraverso il sistema ReGis che, a tutti gli effetti, si configura come censimento elettronico in corso d’opera di tutti i filoni del Pnrr e si caratterizza come “programma di performance, con traguardi qualitativi e quantitativi prefissati a scadenze stringenti”. Tutto questo interessante processo analitico si basa su una delle caratteristiche portanti dello stesso Pnrr: “I fondi comunitari arrivano con il rispetto e soprattutto con la rendicontazione puntuale delle scadenze rispettate e degli obiettivi realizzati”.

Per questo, come viene puntualmente precisato nelle Linee guida, le verifiche non ammettono eccezioni o tecniche di mero campionamento. In fondo per le opere infrastrutturali viene praticamente richiesta una Wbs (Work Breakdown Structure), cioè il progetto viene scomposto in parti elementari e solo in tal modo è possibile conoscere se, nell’avanzamento dell’opera, ci sono delle criticità e, in modo particolare, come poter verificare in quali parti e in quali momenti intervenire per superare le varie emergenze; questa scomposizione inoltre serve anche a riconoscere le quote finanziariamente raggiunte e quindi la misurabile coerenza con i crono programmi che giustificano il pagamento delle rate comunitarie.

Il documento redatto dalla Ragioneria precisa che spetta alle Unità di missione, cioè all’Ufficio Pnrr creato in questi mesi all’interno di ogni amministrazione titolare dei progetti, seguire sia le mosse relative alla registrazione delle spese e delle procedure poi consuntivate al servizio centrale Pnrr, sia gli stati di avanzamento di ogni obiettivo. Questa scelta, a mio avviso, è poco condivisibile perché mette in dubbio la unicità della governance e la unicità e la terzietà dei controlli e delle relative certificazioni. D’altra parte, come ribadito già in precedenti approfondimenti, le verifiche investono una platea ancora più ampia non limitata solo alle due grandi aziende come le Ferrovie dello Stato o l’Anas ma che si allarga alle migliaia di amministrazioni territoriali definite come “soggetti attuatori di questo o di quell’intervento del piano”. Ebbene se leggiamo le istruzioni della Ragioneria scopriamo che su questa miriade di amministrazioni ricadono almeno tre livelli di responsabilità:

1) Devono garantire la regolarità contabile e amministrativa dei processi di spesa.

2) Devono adottare ed illustrare misure specifiche per la prevenzione di frodi, conflitti di interesse, doppi finanziamenti e prevenzione del riciclaggio.

3) Devono certificare il rispetto delle condizionalità ulteriori come il principio che divieta di arrecare danni significativi all’ambiente.

Anche in questo caso la delega alle Amministrazioni territoriali incrina la volontà della Unione europea di disporre di un unico soggetto garante del processo di attivazione del progetto e della spesa. Questa delega, d’altra parte, ha prodotto misurabili fallimenti proprio nell’avanzamento progettuale e nella relativa spesa dei progetti inseriti nel Programma supportato dal Fondo di sviluppo e coesione 2014 – 2020; non ci dimentichiamo mai che dei 54 miliardi di euro autorizzati dalla Unione europea nel 2014 si sono spesi forse solo 4-5 miliardi di euro e si rischia fra un anno di perderne definitivamente 30 miliardi di euro. Quindi forse sarebbe opportuno che anche in questo caso sia la Ragioneria generale il soggetto unico preposto al controllo ed all’automatico subentro in caso di inefficienza procedurale; d’altra parte, in questo non facile e complesso lavoro, la Ragioneria potrebbe utilizzare, grazie all’apposito accordo sottoscritto due mesi fa, la Cassa depositi e prestiti. Questa iniziativa della Ragioneria generale dello Stato, se rivista anche con questa ipotesi di pieno controllo diretto sull’avanzamento dei progetti del Pnrr, penso persegua risultati apprezzabili:

1) Evita annunci ottimistici (alcuni anche azzardati) sull’avanzamento delle opere e, soprattutto, evita la costruzione di un quadro previsionale indifendibile.

2) Preallerta in tempi adeguati le Amministrazioni competenti nell’adottare provvedimenti in grado di superare le emergenze.

3) Annulla le competenze frantumate dei vari Dicasteri competenti almeno per quanto concerne la attuazione del Pnrr.

4) Identifica, in modo oggettivo, le responsabilità di chi ancora una volta è legato alla logica del “non fare”.

Questa iniziativa della Ragioneria, infine, mi rincuora perché in fondo dà ragione alle mie sistematiche preoccupazioni sull’avanzamento concreto delle opere del Pnrr e sulla necessità di ricercare una governance unitaria e, finalmente, testimonia la esigenza di abbandonare un approccio superficiale e non adeguatamente supportato, nei minimi particolari, da un codice comportamentale in grado di evitare scostamenti irreparabili da ciò che la Unione europea ci ha dettagliatamente richiesto. Potevano pensarci prima e forse non sarebbero passati inutilmente due anni dall’avvio del Pnrr senza aprire un cantiere soprattutto nel Mezzogiorno del Paese. Tuttavia accontentiamoci che almeno questo ravvedimento sia avvenuto.

(*) Tratto da Le Stanze di Ercole