Pace fiscale: la proposta del nuovo Governo

I risultati delle elezioni politiche del 25 settembre hanno indicato una chiara maggioranza della coalizione di centrodestra sia alla Camera che al Senato, aprendo le porte a un Governo guidato dalla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

Tra gli obiettivi del nuovo Esecutivo è compresa l’introduzione di meccanismi di pace fiscale volti ad alleggerire il peso del debito verso il fisco maturato da cittadini in situazioni di difficoltà economica. Ad annunciare questa proposta è il deputato Maurizio Leo, responsabile economico di Fratelli d’Italia, che in un’intervista al Corriere della Sera sostiene che “il gettito sarebbe immediato” e consentirebbe di finanziare spese una tantum (infatti anche l’entrata lo sarebbe), “come quelle del caro-bollette”.

Al momento circolano ipotesi su diverse modalità di pace fiscale in relazione all’importo dovuto all’Erario. Sotto i 3mila euro si prevede l’annullamento dell’80 per cento dell’ammontare del debito in cambio del saldo del restante 20 per cento; per gli importi maggiori, invece, il debitore dovrà pagare l’intera imposta, rateizzata in 10 anni, con una maggiorazione del 5 per cento e non sarà soggetto a sanzioni e nemmeno tenuto a versare interessi. Diversamente, le cartelle con debiti inferiori ai mille euro verrebbero direttamente annullate.

La pace fiscale come mezzo per migliorare il rapporto tra fisco e contribuenti è discussa da tempo. I detrattori della proposta evidenziano come già altri governi abbiano introdotto la possibilità di estinguere debiti fiscali a condizioni di favore per i contribuenti, con quattro provvedimenti – dal 2016 al 2021 – dai risultati deludenti, con una riscossione complessiva di 18 miliardi di euro a fronte dei 53,6 previsti. I sostenitori della tregua fiscale sono dell’avviso, invece, che la situazione economica corrente richieda ingenti risorse liquide da raccogliere nel breve termine per gestire situazioni emergenziali, come il citato caro-bollette, che necessitano di essere affrontate con misure una tantum di grande portata ma senza ricorrere a uno scostamento di bilancio. Ipotesi, va detto, che è stata scartata dalla coalizione di centrodestra (“con un Pil basso e un debito già al 150 per cento, arriverebbero i fondi speculativi a metterci in difficoltà”, ammonisce Maurizio Leo). Un’eventuale sanatoria alleggerirebbe anche il carico del magazzino dell’Agenzia delle Entrate, che comprende crediti composti “in buona parte da importi solo formalmente ancora da riscuotere” in quanto non più esigibili, secondo le dichiarazioni dell’avvocato Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, nel corso di un’audizione del 6 ottobre 2020 alla VI Commissione Finanze e Tesoro.

In attesa di un testo definitivo – che dalla coalizione del prossimo Governo, si assicura, sarà disponibile in tempi brevi – possiamo considerare la proposta per come è riportata dal programma elettorale del primo partito dell’alleanza di centrodestra, ovvero Fratelli d’Italia, che lascia un margine di adattamento senza doverne modificare la struttura. Ad esempio, resta da definire la soglia di reddito entro cui il debitore rientra nella categoria di “persone in difficoltà” (quindi aventi diritto alla pace fiscale) e se il requisito della difficoltà economica si applichi solamente nei casi di “saldo e stralcio” per le cartelle sotto i 3mila euro o valga anche come condizione necessaria per ottenere la dilatazione del pagamento maggiorato del 5 per cento prevista per gli importi superiori. Inoltre, sempre nel programma di Fratelli d’Italia, si cita la “formula del 5+5” per le situazioni che precedono la cartella esattoriale, che consiste nel versare in 5 anni un’imposta “definita attraverso una interlocuzione con l’Amministrazione finanziaria”, a cui si aggiunge una sanzione forfettaria del 5 per cento. Questo è un sistema di tregua fiscale già adottato da altri Paesi, anche con successo, che ha lo svantaggio di non consentire una quantificazione delle entrate previste ma, al tempo stesso, garantisce un alto grado di flessibilità.

Nell’analizzare la proposta di pace fiscale che potrà essere attuata dall’Esecutivo in via di formazione, è importante specificare che la natura una tantum della misura non consente alle entrate così derivate di ridurre il cosiddetto “indebitamento netto strutturale”, ossia il saldo delle Pubbliche Amministrazioni al netto dell’impatto delle entrate straordinarie, che è uno dei parametri più rilevanti nelle analisi della Commissione europea sullo stato dei conti pubblici dei Paesi membri. Tuttavia, se l’importo raccolto risulterà soddisfacente, aiuterà a raggiungere l’obiettivo del prossimo Governo di varare misure economicamente importanti senza dovere ricorrere al deficit, quindi senza peggiorare gli attuali parametri dell’economia italiana.