Finisce la fase del non fare, ora occhio agli annunci

Le Ferrovie dello Stato e l’Anas hanno fornito, in questi ultimi giorni, una serie di dati che denunciano il concreto avanzamento delle attività realizzative di rilevanti interventi infrastrutturali ferroviari e stradali. Senza dubbio, il lavoro svolto è rilevante e gli impegni assunti e le anticipazioni prospettate sull’avvio delle opere e sulla concreta apertura dei cantieri fa ben sperare in un 2023 diverso dai precedenti sette anni passati.

Certamente, i sette anni passati hanno visto eventi tragici quali la pandemia e la guerra in Ucraina, ma hanno denotato anche un vuoto istituzionale e politico proprio nel campo delle infrastrutture. A tal proposito, non possiamo dimenticare che, ancor prima dei tragici eventi, erano fallite 120mila imprese del comparto delle costruzioni ed erano state perse oltre 600mila unità lavorative del settore edile.

Ora, però, penso che sia opportuno effettuare un approfondimento su un particolare tema: la capacità di attivare la spesa, la capacità di produrre Stati di avanzamento lavori (Sal). Questa capacità preoccupa, perché siamo in presenza di progetti di fattibilità tecnico-economica. Quindi, coloro che si aggiudicheranno le gare dovranno poi redigere i progetti esecutivi e completare l’articolato, e non facile, processo autorizzativo.

Intanto, a mio avviso, entrando nel merito delle opere riportate, si evince che, lavorando intensamente, sarà possibile aprire davvero i cantieri per un numero di opere dell’importo globale (tra Ferrovie dello Stato ed Anas) non superiore ai 5 miliardi di euro su un importo globale pari a circa 17 miliardi di euro. Infatti, anche se per la fine del 2023 si riuscisse a completare tutte le varie fasi procedurali e si ottenesse operativamente la consegna dei lavori, saremmo in grado di aprire cantieri, ripeto, solo per circa 5 miliardi di euro. Importo senza dubbio importante, ma non sufficiente ai fini degli obiettivi che dobbiamo cercare di perseguire. Sarà bene, allora, monitorare attentamente, soprattutto per le opere inserite nel Pnrr, cosa sarà possibile cantierare e completare entro il 31 dicembre del 2026. Cioè, cosa sarà possibile completare entro il 2024, entro il 2025 ed entro il 2026.

Anche in questo approfondimento sarà utile leggere il cronoprogramma delle varie proposte progettuali e delle opere infrastrutturali. Ciò dovrà essere un atto di elevata responsabilità, in quanto dovrà elencare, in modo oggettivo e trasparente, le varie tempistiche che caratterizzeranno l’intero percorso realizzativo. Solo in tal modo eviteremo una denuncia di inadempienza degli impegni assunti con l’Unione europea.

Leggendo i dati riportati nelle tabelle – e verificando che nella maggior parte dei casi si tratta di interventi decisi e programmati in modo dettagliato forse 10-12 anni fa, e se ci si ferma a sommare gli importi pari a cica 17 miliardi di euro – nasce spontaneo un interrogativo:

perché abbiamo perso questa grande occasione, perché abbiamo privato il Paese di una crescita del Pil di oltre la soglia dell’1,5 per cento e per quale motivo, con la serie di decreti finalizzati allo snellimento delle procedure varati a valle del Pnrr, cioè due anni e mezzo fa, non sia stato possibile attivare ancora la spesa, o meglio sia stato possibile spendere solo circa 4 miliardi ma di opere partite e approvate nel lontano 2012, cioè oltre dieci anni fa?

Lo so, sono interrogativi inutili. Sono interrogativi che ripeto sistematicamente. E che non vogliono, non cercano una risposta, ma hanno solo una funzione: essere d’ora in poi molto attenti agli annunci, all’elencazione delle certezze. Perché ormai mancano meno di tre anni al 31 dicembre del 2026 e, devo ammettere, che raramente ho visto completare opere ferroviarie dell’importo superiore al miliardo di euro entro soli tre anni. E questo non per lentezza del mondo delle costruzioni nella realizzazione delle opere, ma per le reali difficoltà nell’avanzamento di interventi che richiedono una particolare complessità realizzativa.

È interessante essere usciti da una lunga fase critica e da una, speriamo, irripetibile stasi nell’infrastrutturazione organica del Paese. Cerchiamo però di provvedere, con la massima urgenza, a cambiare tutte le abitudini cariche di ottimismo previsionale. E tentiamo d’individuare subito quelle date certe, in cui saremo in grado di dare corso al tanto atteso Stato avanzamento lavori, cioè a quel certificato che motiva la reale e inconfutabile attivazione della spesa.

(*) Tratto dalle Stanze di Ercole