09 giugno 2012EDITORIALI
La notizia viene da Firenze, sembra un supplemento di quella
giustizia raccontata con fanciullesca serietà da Collodi nel suo
"Pinocchio". I colleghi rubano carburante dai serbatoi dell'Ataf,
l'Azienda del trasporto pubblico; lui al contrario sta facendo
onestamente il suo lavoro, mansioni di meccanico. Però le
telecamere della polizia lo riprendono mentre sta prendendo gasolio
con delle taniche per andare a effettuare la riparazione di un
mezzo.
Lo ha messo nero su bianco con tanto di timbro sotto una
sentenza emessa in nome del popolo italiano il collegio del
tribunale di Firenze, che ha così assolto il signor Stefano
Cappuccini, dipendente dell'azienda e unico risultato innocente tra
i nove indagati di un'inchiesta scattata tra la fine del 2008 e
l'inizio del 2009, "solo" tre anni fa.
Il tribunale riconosce che il signor Cappuccini è innocente e i
fatti a lui contestati "non sussistono", stava semplicemente
svolgendo quello che le sue mansioni prevedono. Tutto bene, non
fosse che in seguito a quei fatti si sia gravemente ammalato a
causa dello stress emotivo. E qui scatta qualcosa che andrebbe
meglio chiarito. I difensori del signor Cappuccini infatti
sottolineano che l'Ataf «avrebbe potuto spiegare fin dall'inizio
che le manovre di Cappuccini dentro l'officina erano perfettamente
consone al suo incarico. Mentre invece l'azienda, in una sorta di
accanimento, aveva addirittura aperto un procedimento disciplinare
con sospensione cautelare dal servizio».
La sospensione cautelare, in presenza di un procedimento
giudiziario, ma forse siamo in errore, costituisce la norma. La
come valutare quel «l'azienda avrebbe potuto spiegare fin
dall'inizio che…». Perché non lo ha fatto? E di più: come mai
investigatori e pubblico ministero si sono "fidati" della sola
immagine del filmato, e non hanno approfondito, non hanno chiesto,
non si sono posti domande? Bastava, per esempio, chiedere al signor
Cappuccini: dove portava quel carburante, perché prelevava gasolio
con delle taniche? Ed è da credere, comunque, che il signor
Cappuccini, che almeno una volta sarà stato ascoltato, avrà
spontaneamente fornito la risposta a questi quesiti.
E allora da qualche parte dovrebbero essere verbalizzati, e al
tempo stesso qualcuno dovrebbe spiegare perché a quelle
"giustificazioni" non si è prestato alcun credito, e nessuna
verifica è stata effettuata. E fermiamoci qui, nel nostro
alambiccare, che basta e avanza.
Gli altri dipendenti coinvolti sono stati, al contrario del
signor Cappuccini, condannati. Alcuni hanno patteggiato, ad altri
sono state inflitte a pene varianti da sei mesi a un anno, più il
risarcimento dei danni.
Come si vede, piccola storia, e potremmo giurare che non solo
all'Azienda trasporti di Firenze vi sia un via vai di taniche con
gasolio. E tuttavia ci rimbalza la domanda, la solita: tre anni per
chiudere, in primo grado, una vicenda tutto sommato banale, furto
di gasolio.
Un signore che si è trovato accusato di furto, in realtà
"colpevole" di svolgere il suo lavoro; e che per questo si è
gravemente ammalato. Ma anche se nessun trauma, fisico o psichico
il signor Cappuccini avesse subito, resta il fatto che per una
questione così banale da risolvere, siano serviti ben tre anni;
mentre erano sufficienti tre ore di indagini svolte con serietà e
coscienza.
E qui, evidentemente sta il punto: la serietà e la coscienza.
C'è dolo o almeno colpa grave? E come verrà risarcito il
signor Cappuccini? E da chi? E quanti casi come quello del signor
Cappuccini si consumano ogni giorno? Domande che rischiano di
essere oziose, visto l'implacabile e tetragono silenzio che viene
opposto da chi dovrebbe non solo fornire risposte, ma porsele lui
per primo, questi interrogativi.